Bancarelle ed economia buona

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L’enorme sforzo per risanare il mercato natalizio di piazza Navona sembra di nuovo fallito. Diamo innanzitutto un peso alle cose: è una manifestazione di 15 giorni, il fatto che avvenga in una delle piazze più belle del mondo non ne fa il simbolo del confiltto tra il bene e il male, nè prima nè adesso. Semmai è ridicolo non riuscire a risolvere un caso così piccolo. Stavolta non si può dire che ci siano stati conniventi o corrotti dalla parte delle istituzioni. Tantomeno si può sentire la scemenza della illegalità che ritorna dopo Marino.

Gli amministratori, municipali e comunali eletti assieme a Marino, hanno dato battaglia, correndo qualche rischio, contro i tavolini “selvaggi” e furgoni bibite, e contro i gestori delle bancarelle. negli ultimi due casi perché prevaleva l’assenza di regole di decoro e perché la gestione di un’unica famiglia turbava la concorrenza e riducevano la qualità. Sacrosanto.

Gli assegnatari sono risultati gli stessi, ma cercare la ragione del fallimento nei cavilli di un disciplinare non aiuterà a far chiarezza. Se avessero sbagliato gli estensori della gara, bisognerebbe rimuoverli. Ma non credo stia qui l’errore che trasforma una mezza fesseria (scusate) in una mezza tragedia. Abbiamo leggi severe, codici di appalti, commissari e prefetti, abbiamo persino una autorità l’ANAC che garantisce qualità a questi procedimenti. Sul piano della prevenzione mancano solo i “precogs” di Minority Report. Non esistono, per fortuna. Allora?

Lo voglio dire con brutalità ai bravi amministratori e al PD: non c’è una “legge” che garantisce l’economia buona o che fa gli uomini onesti. Le leggi e le regole servono ad evitare che qualcuno prevarichi il mercato, a punire chi delinque non a scegliersi gli imprenditori. E’ un grave limite pensarlo ed aver costruito accanto alle regole una epica della legalità che si è trasformata in una professione di fede.

Delle due l’una o piazza Navona è un luogo ove si svolge un mercato a Natale, e stabilite le regole dell’incanto poi si accetta l’esito e si fanno anche i successivi controlli. Ma in questo caso proclamare che gli esercenti “storici” sono il demonio è un boomerang; è come sparare alle zanzare col cannone. Oppure, qualunque manifestazione, su quella come su altre piazze, viene gestita dal Comune (direttamente o indirettamente) per esigenze e con criteri di equilibrio, decoro, sostenibilità economica, cultura e quant’altro, ma non di profitto. E allora il Comune e il Municipio rispondono solo del fatto che sia bella o brutta, gradita o sgradita.

Resta il fatto che è l’economia buona che scaccia quella cattiva e ci deve essere interesse ad investire. Anche nel commercio l’anzianità e il massimo ribasso non sono mai buoni requisiti, anzi, spesso sono operatori giovani che rilanciano in forme nuove la tradizione e la qualità. Come se a Vinitaly ci fosse solo, con tutto il rispetto, il vino sfuso o il Tavernello. I monopoli e gli oligopoli dei soliti noti si scardinano aprendo il passo a nuova impresa e non mettendo al bando il demonio. Perché non funziona, spesso il diavolo non esiste e come si sa fa le pentole ma non i coperchi.

Ps. Piccolo, piccolo da ex abitante ignorante: Siamo sicuri che per riequilibrare un commercio iperinvasivo nel centro storico di Roma l’ultima parola (e la prima) la debba avere chi ci vive? Non ci vorrà una “governance terza”. Siamo sicuri che aver chiuso tutto in un recinto e aver creato aree di vuoto attorno ad aree di sovrafollamento sia la via migliore?

@buzzico