Pd, Roma, Esquilino

unnamed

Roma, Giovedi 26 novembre. La riunione del circolo del I municipio del PD di Roma, dopo un anno di commissariamento, non ha riservato sorprese o traumi particolari. Chi non aveva fatto in tempo ad abituarsi a chiamare “circoli” le istanze di base del Pd, si ritrova avvantaggiato perchè i “circoli” si ri-chiamano sezioni – come ai tempi del PCI – e il livello municipale si chiama circolo. Del resto c’è anche l’Unità in edicola. Ma almeno quella ha una nuova linea.  A Roma il cambiamento del PD è molto relativo.

Pochi i nostalgici di Marino, indotti dal “giornalista collettivo” ad errori clamorosi. “Il sindaco non possono cacciarlo i consiglieri dal notaio”. Un criterio che ne farebbe un un dictator elettivo a tempo. Molti di più i realisti-rassegnati (“alla fine stava a sbaglià, s’era isolato, ecc.”); diversi gli ottimisti razionali: “Marino non c’è più, adesso dobbiamo guarda’ avanti, preparare un programma, un progetto per Roma”. Parecchi gli insoddisfatti della ex-amministrazione, soddisfatti della cacciata di Marino.

Prevedibile il bilancio ex-post del commissario Matteo Orfini. “Avevamo tre obbiettivi: mettere in sicurezza Roma evitando lo scioglimento per mafia e non c’è stato. Aiutare Marino: ci abbiamo provato e non ci siamo riusciti. Bonificare il partito anche sulla base del rapporto Barca: abbiamo accorpato e chiuso un pò di sedi”.

Nulla di rivoluzionario. Sopratutto per chi – in minoranza a Roma, ma probabilmente d’accordo con Renzi – non si aspettava nulla questi tre obbiettivi. La cui combinazione ha avuto il risultato di addossare al PD le responsabilità del male e quelle di un sindaco assolutamente inadatto (fantasy, lo ha definito Orfini) e di tenere lontani i democratici romani dallo spirito di cambiamento in atto nel paese.

Davanti ad una critica banale, “Su Facebook c’è la pagina di quelli che escono dal PD”, ad Orfini è scattato: “Se pensate che quello che c’è su Facebook è quello che sente la città non avete capito un cazzo né della città né di Facebook”. Bella Matte’, c’hai ragione.

“Se passaste nei circoli metà del tempo che passate su Facebook a litigare tra voi”… No Matte’, qui non ci siamo. Riconosci anche tu che “l’agenda della discussione è lontana” da quei disgraziati romani che vivono l’odissea dei trasporti, dell’immondizia, lavorano e vivono in un inferno, degradato assai più in periferia che nel primo Municipio!

Sia io che Orfini ci siamo ritrovati quella sera con i compagni e gli amici di dieci e anche venti anni prima, felici che siano tutti in buona salute, ma non bastano i sopravvissuti.

La richiesta/critica/petizione di principio più diffusa è, allo stato, anche la più inevasa: tornare alla politica e a progettare. Tra quelli che votano il PD, quelli che si sono iscritti (370.000) e quei 500.000 che a sorpresa gli hanno dato il 5 per mille non ci sono quasi punti di contatto. I circoli respingono: la parola riforme lì nel centro di Roma è stata pronunciata in un solo intervento!

Nessuno ha parlato di quel che succede nel mondo. Far pulizia e accorpare non è politica, è un minimo sindacale. Era davvero tardi e per questo seguendo una vecchia tradizione “ho rinunciato all’intervento” e mi sono tenuto le due domande che avevo. Che faranno i Democratici per il Giubileo, per aiutare commissario ed governo ad aprire, rendere più bella sicura e accogliente la città? O non li riguarda?

Francesco Rutelli, che a differenza di Bassolino non si ricandiderà, ha convocato un grande incontro per radunare forze persone, idee e proposte per far ripartire Roma, parlare del suoi ruolo istituzionale, sociale produttivo. Io ci andrò, ma la domanda resta, perchè i democratici non hanno finora fatto altrettanto e perchè non si sbrigano a fare la loro parte con una grande e diffusa capitale delle idee? Se non servono a questo, a che servono?

@buzzico