Sanità. Tracce di vita sul pianeta PD nel Lazio

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Gruppi di volenterosi scoraggiati dai problemi romani, aggravati da un profilo introverso e minimalista di commissariamento e dalla rinuncia dei riformisti a farsi valere, non sono ancora riusciti a rianimare il PD dalle parti della capitale. Ogni tanto un bel segnale di vita c’è. E’ avvenuto con il Forum della Salute e Sanità del PD del Lazio. Era organizzato da una delle poche persone nel PD cui ho sentito alzar la voce in favore della scienza: Valentina Mantua, psichiatra e responsabile del forum.

Il governatore Zingaretti ha descritto l’andamento del commissariamento nel Lazio non solo come uno sforzo di salvezza dovuto e realizzato rispetto al default, ma come un investimento su qualità, organizzazione, territorio e cittadini, contro le impostazioni più conservatrici di un sistema auto conservativo.

A questi “fatti” è stata data una direzione “Verso la Salute del futuro”, grazie alla relazione della Mantua e ai numerosi interventi di gruppi di lavoro, manager, economisti, onlus, accademici, medici e operatori.

“Lungo tre direttrici: i cambiamenti demografici, le nuove possibilità di cura e la trasformazione delle malattie del XXI secolo, l’innovazione tecnologica. Il sistema subisce uno stress costante e crescente”. La domanda di salute e di qualità della sanità, da parte di pazienti e cittadini sempre più consapevoli, preparati ed esigenti, spinge comunque in alto la curva di spesa ed il divario tra aspettative e risultati, nonostante il risanamento.

Lo slogan fare meglio con meno, nel caso della salute, riguarda una fetta rilevante del PIL. Significa che il sistema paese deve “produrre salute tenendo conto di un orizzonte nazionale ed europeo”.

Questa spesa deve diventare un fattore di crescita. Come? Il paradigma più evidente è quello dei reparti maternità e chirurgia, dove la polverizzazione è nemica della qualità e della sicurezza. La concentrazione, spesso avversata da politica e sindacati, e la razionalizzazione hanno prodotto miglioramenti clamorosi dei risultati specifici e dei livelli di assistenza.

Per le ragioni di cui sopra le sfide cambiano costantemente: riprese epidemiche, malattie non trasmissibili e croniche richiedono risposte preventive e complesse. Invertire il trend vuol dire far diventare i constraint di spesa un’opportunità. Al primo posto la healthy ageing, stili di vita, (magari anche la Silver Economy, cioè quanto producono e consumano gli over 60 prima di pensionarsi) e tutto ciò che accompagna la prevenzione.

Con una dilatazione della partecipazione diretta del cittadino alla gestione della propria e la fine delle “asimmetrie medico-paziente”. Informazione, consapevolezza e contrasto alla cultura anti scientifica sono battaglie importanti. Mettere il cittadino al centro libera anche l’amministrazione dalla burocrazia, e la disponibilità delle informazioni può trasformarsi in opportunità di personalizzazione dell’informazione e della cura a distanza.

Uno spazio particolare è stato dato alla svolta esponenziale dell’innovazione tecnologica (nei processi di gestione come nelle cure) delle nuove terapie ed alla qualificazione di prestazioni sevizi. Costi standard sì, ad esempio, ma perché remunerare alla pari servizi aggiornati e servizi obsoleti, invece di premiare i primi.

Questo, assieme alla rivoluzione procedurale e di sistemi, che comporta l’introduzione massiccia delle tecnologie digitali. Uno spazio a parte è stato dedicato ad un tema, di solito accantonato dal pregiudizio, quello dal peso, della dignità e della centralità che deve esserci sulla salute mentale.

L’Italia è in questo lontanissima dagli standard europei. Scienza, medicina ed investimenti hanno fatto passi avanti che la compartimentazione di interessi e settori ha molto limitato qui da noi.

Trasversale il dato che il Lazio – con i suoi 15.000 addetti – se la salute diventasse un fattore di crescita potrebbe attrarre investimenti e mercato. Se discute, aggrega competenze ed idee attorno al futuro e ai cittadini, un partito così può finalmente servire.