Roma, fogli Excel, manutenzione e tangenti

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Roma. Manutenzione stradale. Su tutti i giornali c’è un breve foglio Excel con i nomi degli arrestati e le somme che avrebbero intascato (o pagato) alcuni funzionari del Comune e dei Municipi (o imprenditori) per garantire permessi, assegnare una galassia di lavori di manutenzione al massimo ribasso, per aggirare le rigide regole stabilite e allentare i controlli successivi sulla qualità dei lavori.

La prudenza è d’obbligo siamo abituati anche ad orrori giudiziari. Quel che sarà più difficile da verificare è quanto asfalto, bitume o materiale,  o quanto lavoro si è impiegato e quanti tombini si sono effettivamente svuotati. Il foglio Excel dei presunti truffatori e/o corruttori riporterebbe una sorta di “contromanutenzione”.

La  voce “lavori extra” riguarderebbe pagamenti di tangenti per fare “lavori in meno”. Anche i condizionali sono d’obbligo e tutto va verificato, ma tutto ciò sarebbe avvenuto un anno dopo l’insediamento della giunta Marino e anche in quegli esaltatissimi luoghi di democrazia dal basso che dovrebbero essere i consigli Municipali. Quel che non abbiamo, invece, dopo che si è insediato Alemanno, è un foglio Excel degli interventi di manutenzione fatti e dei risultati.

Qui invece vi diamo noi i numeri dell’unico periodo (2006-2008), in cui la manutenzione fu assegnata a gara alla Romeo Gestioni come un unico contraente responsabile di tutto. Quanti interventi, quanti chilometri di strade, quante caditoie, quanti  tombini, quante riparazioni, quanti contenziosi affrontati e anche quanto e dove si programmava. C’è tutto. Sfidiamo chiunque dell’amministrazione Alemanno o Marino a fornire ai magistrati dei fogli Excel raffrontabili.

Poteva anche essere una gara diversa, poteva vincere qualcun un altro, ma il populismo della polverizzazione di appalti senza programmazione sostenuto con vere e proprie campagne elettorali dalle associazioni di costruttori-rappezzatori, recepito per motivi elettorali sia da Alemanno che da Marino, ha portato a risultati che hanno messo Roma in una condizione di emergenza permanente, Giubileo o no.

Quello era un appalto di servizi (non di lavori) che prevedeva tra le regole una maxi fideiussione di decine di milioni di euro in mano al Comune. Parliamo di centinaia di chilometri di strade e di migliaia di interventi. Con un “bastone” in mano all’ente appaltante: se le opere non vengono eseguite a regola d’arte il contractor non solo non prende i soldi,  ma  il comune si tiene i soldi della fideiussione ed intanto li usa.

L’interesse del gestore del servizio (non dei lavori) di manutenzione è ottenere da chi esegue il massimo rapporto tra qualità, prezzo e tempi di realizzazione. Come? Con la capacità manageriale, la centralizzazione degli aspetti autorizzativi e legali e limitando al minimo le emergenze (dove prospera il malaffare) grazie ad una costante e stringente programmazione.

Tutto questo l’ufficio tecnico di un comune non lo può fare e qualcuno non vuole farlo per vendersi vantaggi impropri. Gli uffici dovrebbero indicare linee e condizioni e far solo controlli di congruità e di risultato. Il governo di un territorio cittadino non può che essere frutto della collaborazione tra il meglio del pubblico e del privato.

Leggete le cifre del nostro Power Point fatto con i numeri ufficiali accertati con cui Alemanno concluse anticipatamente l’esperienza avviata dall’ultima giunta Veltroni.

Ultima considerazione: poichè nelle discussioni sul nuovo assetto istituzionale si parla di trasformare i municipi in comuni, dico chiaramente che sia nel caso di Regione Roma che di città metropolitana, i municipi sono superati e non vanno trasformati in comuni rafforzandone l’autonomia di spesa. Il Comune è Roma (non ho ancora capito perchè si chiami Roma Capitale), e la polverizzazione non aiuta la trasparenza di spesa e l’erogazione di servizi, né tantomeno la vicinanza al cittadino. Numeri alla mano.

@buzzico