Salario accessorio: il giorno della marmotta

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A Punxsutawney in Pensylvania il 3 febbraio è il giorno della Marmotta una noiosa ricorrenza, immortalata nel film “Ricomincio da Capo”, che ossessiona Bill Murray reiterandosi costantemente col suono della sveglia alle 6:00. Ogni giorno si ricomincia.  

A Roma l’assurdo deja-vu riguarda il salario accessorio, ed è previsto per il 27 gennaio con lo sciopero dei dipendenti. È così dal 2006, il Mef e la Corte dei Conti hanno svelato il loop già nel 2014: i soldi stanziati per la parte variabile del salario sono stati spesi per anni illegalmente, per attività non variabili. Ai dirigenti sono stati pagati aumenti pari anche al 94% prima della verifica dei risultati. Ve lo avevamo raccontato qui  e, nonostante le smentite, qui.

Quella parte del salario, lievitato fino al 50%, che per le pressioni sindacali e aggirando il blocco contrattuale veniva comunque strappato, doveva corrispondere ad una attività variabile e misurabile. Non è stato così. Per anni ogni anno è stato il “Giorno della Marmotta”. L’incantesimo è stato rotto prima dagli ispettori del MEF e poi dalla Corte dei Conti.

Il sindaco Marino sapeva e non ha saputo fare nulla altro che ripetere l’illegalità di quella erogazione anche negli anni del suo mandato. Giocando sull’ambiguità dopo gli scioperi e il referendum contrario agli accordi (con cui in parte si cambiava indirizzo), la giunta deliberò a favore dei sindacati dopo aver ottenuto nel Salva-Roma di rifinanziare il fondo per il salario accessorio finto, ma con una di quelle clausole “salvo-qualcosa” che prevedeva in caso di errore di far restituire i soldi ai dipendenti.

Oggi è ancora, come ieri, il giorno della marmotta. Il Mef non rifinanzia il fondo, perchè intanto la Corte dei Conti ha definitivamente accertato la illegittimità e sta anche valutando il danno erariale passato e  chi lo deve pagare. Non ci sono i soldi per metà dei compensi e andrebbero restituiti 350 milioni. Il generoso emendamento Causi e Orfini che diceva “si appostano come risorse stabili, risorse variabili”  con la ragione eccezionale del Giubileo, è stato ritirato su richiesta del Governo perché riguarda solo Roma ed il problema ha una radice e portata nazionali. Oggi si riprova nel mille proroghe aggiungendo un “riferimento” nazionale. 

Risolvere il problema solo a Roma perché le sue amministrazioni ed i sindacati si sono comportati peggio sarebbe paradossale. Gli stessi cittadini romani hanno imparato che tra i dipendenti ed i sindacati della Funzione Pubblica c’è chi fa giuste richieste e chi ci marcia con livelli di assenteismo ingiustificato, scioperi a staffetta, paralisi dei monumenti per assemblee e finte messe in malattia ecc. ecc..

Adesso Basta. Le forze politiche e i potenziali candidati ad occuparsi meno di balletti protestatari. I 5 stelle, la Meloni (ed in parte anche Marchini) hanno cavalcato tutte le richieste corporative.  La palla nell’immediato è al commissario e al Governo, ma chiunque si candidi dovrà dire se vuole mettere fine all’incubo ricorrente del finto salario accessorio oppure no. La questione riguarda sopratutto il centrosinistra e il Pd di Roma, che invece sembra interessato solo a manovre  “tra” politici  ed eletti dei municipi. Quali consiglieri usciti rimpiazzare o ri-piazzare al comune o ai Municipi.

Mettete fine a queste farsa e al loop, assieme al governo. Fate una proposta chiara e coraggiosa anche di fronte al sindacato, che tenga conto di due cose:

  1. Non se ne può uscire senza una profonda riforma che stabilisca criteri nazionali chiari ed invalicabili per la determinazione della parte variabile dei salari dei dipendenti pubblici;
  2. Solo dopo aver sottratto alla contrattazione selvaggia locale e dato certezza dei criteri per il presente e per il futuro sarà possibile anche pensare ad una ipotesi che sani le controversie del passato.

@buzzico