“Malagrotta” dove capita

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Pensavo che chi insiste a vantarsi di aver chiuso Malagrotta volesse solo nascondere il fatto di non aver risolto i problemi dei rifiuti. Fino a ieri.

Passeggiando per Roma ho rischiato di brutto. Sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, poco prima del Ministero della Marina, la Polizia di Stato ha sequestrato un’area parcheggio delimitata da strisce gialle con la scritta AMA. L’ha circondata con una striscia di plastica intrecciata con scritto che non si può accedere né rimuovere.

Ci si passeggia accanto. Prima e dopo uno spazio riservato ai disabili. Mi sono scioccamente avvicinato, perché in passato, più defilata, c’era un’altra area dove parcheggiavano i compattatori dell’Ama. C’era anche allora una puzza orribile, e uno schifo da non dire.

Di recente il tutto è stato spostato, appunto, un po’ più avanti. Spiegano i giornali che a seguito delle proteste degli abitanti e della associazione “Mare Vivo”, il magistrato ha rilevato la presenza di rifiuti tossici e percolato. L’Ama smentisce, dicendo che la definizione rifiuti tossici è inappropriata e i cittadini sono solo affetti da “sindrome Nimby”.

La causa, secondo L’Ama, sta nella raccolta porta a porta, per la quale i mezzi più piccoli che ricevono i rifiuti nel centro storico debbono portarli e sversarli nei più grandi compattatori. Dicono di aver cercato una soluzione e di non averla trovata.

I rifiuti puzzano, è una condizione che anche i cittadini della zona di Malagrotta hanno spesso denunciato, ma che non ha mai portato al sequestro degli impianti perché avveniva in un’area non intensamente popolata e sotto controllo, quanto a percolato e altro…

La verità è che chiusa Malagrotta, perché piena ed perché imposto dall’Unione Europea, a due passi da Piazza del Popolo si è creata, in piccolo, una situazione peggiore che a Malagrotta. Mi sono avvicinato e ho rischiato di svenire: non ci sono solo le tracce del percolato lavate con un po’ d’acqua, ci sono esalazioni nauseabonde anche in totale assenza di mezzi.

Domande: Quali autorità hanno autorizzato quell’area per queste pratiche? Quando è avvenuta tale autorizzazione? Il sindaco e l’assessore, Marino&Marino, erano al corrente? In quasi tre anni non s’è trovata un’area adatta raggiungibile, protetta ed attrezzata? Non è un po’ contraddittorio vantare la differenziata, se poi il conferimento trasforma in veleni prima del trattamento TMB?

In Germania: 35% di inceneritori, in Francia 29% in discarica e 33% incenerimento, in Svezia 50% incenerimento. Non è folle continuare a spacciare la baggianata che esiste una alternativa “rifiuti zero” senza ricorrere né a termovalorizzatori né nuove discariche di servizio?

“Abbiamo chiuso Malgrotta” significa: i rifiuti ve li portiamo sotto casa, li “smuciniamo” e travasiamo lì, sulla riva del Tevere a due passi da Piazza del Popolo. Daje.