L’orrore dei guardoni a 5 stelle

(ansa)

Ormai nel Movimento 5 stelle sono dei guardoni.

Ieri uno dei siti più o meno ufficiali e più oltranzisti dei pentastellati dava la diretta in streaming della Direzione del PD. Non potendo più trasmettere nemmeno il segnale orario senza il diretto assenso di Beppe Grillo, si limitano a convocarsi “su facciamoci sentire dai pidioti” e si mettono con le tastiere davanti alla discussione del PD per insultare, fare pernacchie e quant’altro impone il galateo a cinque stelle.

Un tempo si diceva “voti in frigorifero” dei voti che nel dopoguerra andavano all’MSI che perché non servivano se non ai nostalgici del fascio, per essere poi usati dalla DC per contrastare il PCI quando necessario. Anche allora c’erano dei bravi amministratori fascisti, come oggi ci sono decenti e capaci amministratori grillini, ma un partito del passato e della rabbia, portava solo rabbia e frustrazione. Così in parte avviene oggi con il M5S.  Quel che è curioso è che qualcuno “diversamente nostalgico” ogni tanto li usi per le sue finalità: dall’attaccare il governo con argomenti analoghi (euro, crisi, casta, immigrati, autoritarismo, etc..) fino a sostenere che “per non far vincere gli stessi grillo-fascisti” deve rimanere tutto com’è. Essendo invece proprio l’assenza di cambiamento il carburante e lo scudo grillino.

Proprio per la natura del movimento e tranne poche malviste eccezioni, non funziona niente di quello cui mettono mano, non sanno di che si parla, anche chi non è fastidiosamente inabile come la Raggi, non dà segni di vita rilevanti. Della migliore, Chiara Appendino, sappiamo che c’è perché finora non ha toccato nulla di sostanziale. Una spettatrice sabauda, con grandi responsabilità di cui misureremo l’utilità solo più avanti. Se compariamo Roma con Milano l’abisso è incolmabile, ma la più vicina Torino che passi ha fatto in questi 100 giorni verso l’Europa? Ha una giunta per fare che? Vedremo.

Certo, lo spettacolo di un PD che discute come fossimo negli anni ’70 con Cuperlo e Speranza eccita l’attivista blog-diretto e lo mette nella condizione degli “omarin” (a Roma “i pensionati”) che con le mani dietro la schiena stanno a guardare i cantieri e sentenziano ogni tanto, “eh mica finiscono in tempo” o che davanti ad un tamponamento chiosano: “secondo me s’è rotto er fascione”. Non è nemmeno il malaugurio dei gufi, perché le frasi d’odio ed il turpiloquio sessista, le gravi minacce avvelenano certo il clima, ma sembrano i borborigmi di un magma impotente. Avete presente quelle povere persone che incontriamo e parlano sole, che a volte strillano perché hanno dei problemi ed avrebbero bisogno di aiuto ma spesso sono troppo alterate per potersi avvicinare? Ecco, è così che accade. Un movimento che raccoglie tanti voti ma alla prova dei fatti e delle scelte risponde solo berciando o rumoreggiando. Dà in pasto ai suoi elettori altro rumine e fiele verso il nemico di turno. Verso gli altri. “Noi contro di Loro” senza mai provare a fare.

Attenzione però l’esito di questa inutilità non è detto sia rassicurante. Tutto si radica in un disagio reale, in una situazione vera, socialmente critica ed inedita. Così la risposta finale potrebbe ricordare uno dei libri più recenti di Stephen King: The Cell. Un segnale viene dallo spazio ed attraversa il canale universale dei cellulari scatenando una violenza inedita e assoluta tra le persone. L’odio tracima, i “placidi guardoni” diventano mostri pericolosi e ognuno aggredisce chi gli è vicino. Non ci sono “simili” rassicuranti, ma solo nemici da attaccare e distruggere. Si salva solo chi ha avuto la fortuna di non rispondere allo squillo della disperazione e non è rimasto a guardare. Fino a quando?