Per il futuro del centrodestra, meglio che vincesse il “sì”

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E se per il centrodestra fosse più funzionale la vittoria del sì? No, non è una provocazione, ma il frutto di un ragionamento abbastanza semplice, e forse, per certi aspetti, anche ovvio.
La eventuale (e sempre più in bilico) vittoria del no, in questo momento, non rafforzerebbe affatto la galassia – eterogenea e tutt’altro che definita – delle sigle e siglette temporanee che costella oggi il centrodestra.


Dopo Renzi, oggi, c’è Grillo. È lui, al momento, l’alternativa di governo, non Forza Italia, Fratelli d’Italia e via dicendo.
Una prevalenza del no nelle urne il 4 dicembre, non farebbe altro che rafforzare i 5 Stelle. E illudere il centrodestra che tutto sommato le cose si possono rimettere in piedi mantenendo l’attuale andazzo.


Nulla di più sbagliato.


Per il post berlusconismo la cosa più salutare sarebbe una bella vittoria del sì, che costringesse tutti i leader a fare i conti con la realtà: consensi sempre più assottigliati (con buona pace di Salvini e dei suoi tweet); assetto di coalizione da rivedere totalmente; organizzazione sul territorio da rifondare.
Votare sì vuol dire andare verso il futuro. Non solo per il Paese, ma anche per il centrodestra.