Scouting, ma fuori dal PD

pd

L’ottima idea dello “scouting” di nuove energie suggerita da Renzi è già sotto le lente di ingrandimento dell’antirenzismo nostalgico. Essendo tali critiche molto interessanti (le facce nuove, come Berlusconi e Forza Italia) possiamo già manifestare l’immensità del ca…o che ce ne frega.
E’ una scelta difficile, ma se declinata bene, può essere l’unica cosa importante da cui ripartire. Più e meglio di un Congresso ed indispensabile per poterne fare uno che abbia un senso.

Per vari motivi serve un colpo di reni fuori dal recinto.
La classe dirigente italiana così com’è non è all’altezza di una crisi complessa e di lunga durata, ma non è detto sia tutta lì dove guardiamo di solito.
Il PD così come è rimasto, non può fare quasi nulla da solo, anche una parte di nuovi democratici è logorata dal confronto continuo con vecchi marpioni e nuovi cloni.
Anche il meglio del PD rischia di sfaldarsi e di autodigerirsi con i succhi acidi dei residui correntizi, non basterà dunque selezionare il meglio “dentro”.
Con il Sì al referendum si sono manifestate energie, idee e persone che credono nella possibilità di un cambiamento riformista in Italia ed in parte sono determinate a battersi per spiegarne le ragioni al resto del paese. A loro modo e con coraggio. Bisogna andarle a cercare.
Queste persone non possono esprimersi in un partito che ha avuto una leadership e una linea innovativa ed estroverse, ma che vive in un “sistema” introverso e respingente. Hanno tempi e modi di impegno che vanno rispettati ed intercettati.
Lo scouting dovrebbe perciò essere opera di più soggetti, avvenire in più luoghi e non sotto la direzione ed il segno del PD, mantenersi in rete con i democratici ma senza pretese egemoniche. Nell’epoca della complessità una forza politica deve certo avere un gruppo dirigente, ma soprattutto una funzione, un programma ed un popolo capace di sostenerla nelle forme più diverse e libere.

Università, gruppi su social, privati cittadini, associazioni e fondazioni dovrebbero dar vita ad una gigantesca rete di ricerca: aperta a talenti sociali, giovani appassionati di politica e di volontariato, militanti democratici senza tessera, innovatori, comunicatori, studenti, operatori culturali, esperti, professionisti, operai e cittadini, giovani e pensionati senza preclusione. Un lavoro dall’alto (come nelle leopolde) e dal basso (come nella campagna del Referendum). Cento responsabili che ne trovino altri mille e li mettano alla prova e così via.
Un popolo dell’ottimismo fatto di persone che possano far apprezzare le loro proposte senza chiudersi in un circolo ristretto, che possano usare le tecnologie sociali per farsi conoscere e per diffondere conoscenza e capacità critiche, che possano essere valutati ma anche formati e aiutati a crescere politicamente, culturalmente, personalmente anche dal punto di vista della preparazione alle funzioni pubbliche.
Questo vale particolarmente a Roma e nelle situazioni più cristallizzate e ferite: cercare fuori dai circoli dei soliti noti, che ridurrebbero la portata di una operazione di fondazione del movimento democratico.

Che sia più di un partito, una forza organizzata e dinamica con forme e modalità all’altezza dei tempi.