Pd a Roma faccio cose vedo gente?

forum Pd Roma

Inutile sparare sui pianisti, chi prova a muoversi ha sempre almeno una piccola buona intenzione. Tuttavia il ragionamento sul partito (io preferirei dire sul movimento) democratico che fatica ad affermarsi anche a livello nazionale a Roma, il ribollire dei tini rischia di non rallegrare l’animo di nessuno.

C’è stata una riunione di amministratori ed ex amministratori e deputati al grido è ora di muoversi, ci sono riunioni di forum (chi scrive vi ha partecipato) ed altre se ne terranno. Oltre ad un fact checking sui danni dei 5 stelle, bisognerà ripartire da dove ci si era fermati prima di Mafia Capitale, quando la relazione programmatica fu consegnata a Pignatone, la definizione delle responsabilità del PD attribuita da Barca ai morenti circoli di partito e lo sforzo di sgombero dei rifiuti al commissario Orfini. L’accantonamento della performance di Marino fu tardivo e mai chiarito in un confronto politico proprio per aiutare a sopravvivere una politica ed una personalità che non lo meritavano. La politica fu assente, regnò la cronaca giudiziaria e il PD si presentò come partito di sbirri e catturandi insieme. Il nobile sforzo di tentare il salto alla Fosbury su tutto questo con Giachetti non poteva superare l’asticella. Lasciamo perdere le responsabilità del fronte del NO di sinistra che a Roma ci ha regalato la Raggi. Due punti vanno chiariti: il PD a Roma non è stato come altrove un partito che non riesce a coniugare gli interessi di chi fa meglio con quelli di chi non ce la fa. E’ ancora un partito inutile nonostante gli sforzi. Un partito (il tema vale sul piano nazionale) è la funzione che svolge per il programma che propone ed attua. Questa è la sua cultura più che teoria. Iscritti, tessere, segretari, segreterie? Tutto molto interessante, direbbe Rovazzi, per concludere come sappiamo.

In questo ambito il discorso programmatico è ancora lontano dalle ispirazioni che sono venute dal percorso programmatico del Governo che resta vivo e importante anche senza Renzi Premier. A Roma c’è il coraggio delle riforme? C’è il popolo del Sì? C’è il popolo del ballottaggio che ha votato le idee e il programma di Giachetti? O c’è alla fine una linea che vuole la “decrescita con altri mezzi”, che pensa di saper fare meglio le cose contraddittorie e spesso sbagliate che “non faceva Marino”? Sui Trasporti, sui rifiuti, sulle grandi e piccole opere, sulla cultura che deve pagare per crescere, stiamo a quelli di prima? Su questa base possiamo riproporre le seconde file delle idee di prima, ridistribuendo le carte correntizie sia pure per inerzia? Per chiamare in campo “un popolo” con idee innovative non basta certo farsi scouting nell’ombelico.

Personalmente ho partecipato ad un piccolo forum Digitali e Democratici su un aspetto parziale ma rilevante della cultura politica: il rapporto tra era digitale, partecipazione e politiche innovative.
Ha avuto una qualche accoglienza l’idea di avere una “regola-programma”: abolire la barriera tra digitale e fisico in tutto ciò che circonda a anima la politica. Il contrario dell’algoritmo centralizzato: la politica si apre e si fa trasparente, ma frequentabile da tutti nei mezzi che tutti sono abituati a usare. Non per forza andando al minimarket del circolo aperto quando si può e accogliente quanto si immagina. Ne è nato un bel programma di cose da fare ed un Digital Act. Ma è chiaro che bisogna poter abilitare questa partecipazione funzionale, in ogni istanza: dall’iscriversi, al conoscere, allo studiare, al proporre.

Costa lavoro ed umiltà ma può essere un mezzo per coinvolgere chi ha voglia di sostenere quel che gli interessa, senza star dietro alle nostre polverose paturnie. Il documento del forum Digitali e Democratici sarà presentato nel Circolo di Portuense Vllini perché messo in consultazione per un mese a partire da Giovedì 19 alle 18.00. Propone innovazioni anche statuarie (circoli on line non legati al territorio, voto a tutti etc…) e richiede molta buone volontà: vedremo, guardate, se volete, oltre quel che già siamo.