Mamma è brutto?

mamme

Nel giorno della festa della mamma è bene ricordare che le mamme italiane sono insieme tra le più denigrate per quanto succede ai loro figli (dall’accusa di mammismo che impedirebbe ai figli di diventare autonomi, a quella di narcisismo se appena distolgono lo sguardo da quello che viene loro assegnato come compito principale, se non esclusivo) e le meno sostenute nella vita quotidiana. Lo scrive Chiara Saraceno su La Repubblica dal titolo “L’8 MAGGIO SIA LA FESTA DEI DIRITTI DELLE MADRI”.

Mamma è brutto, madri è bello? La parola “mamme” ha suscitato una mezza rivolta a sinistra. Implicherebbe un pregiudizio “conservatore” se usata nel discorso pubblico da un leader cattolico (è questo?) della sinistra, che ha fatto scelte più laiche di quelle degli ex comunisti. Sembra che solo nominare un/a responsabile di dipartimento per i problemi delle mamme “riduca” ad un consolidato archetipo e ad un pessimo stereotipo il ruolo delle donne, trasportandole negli anni 50. Come il “Mister Mxyzptlk” , un personaggio dei fumetti di Superman che pronunciando il suo nome al contrario finiva nella 5a dimensione.

Ancora un “Third Person Effect” (di cui abbiamo già parlato). Se parlano di  mamme, le  mamme o donne “emancipate” non dubitano della loro coscienza di persone emancipate, lavoratrici e dei diritti negati e rivendicati. Noi no, ma un’altra generica donna “si crederà” solo mamma, come nel secolo scorso.

Le politiche familiari hanno nomi e orientamenti diversi. Non trascurano le condizioni generali delle donne (“e gli asili? e i servizi? e il welfare?”). Nessuna omette la parola maternità. Se il segretario del PD avesse fatto un/a responsabile “maternità” avremmo pensato al reparto d’ospedale. Molti preferiscono “famiglia” (senza Dio e Patria evidente), meglio ancora welfare (meglio generalizzare in inglese) e persino madre (sic!).

La laicissima Francia fa politiche familiari avanzate che favoriscono la maternità. Risultato? E’ più facile essere madre, in Francia. Nell’Unione è ancora battaglia sulle politiche di congedo parentale (anche paritario ma diverso da paese a paese). Il parentale, anche dove quello “per paternità” non è distinto da quello “per  maternità”, presume che madre e padre abbiano da essere sostenuti diversamente (il congedo per maternità è obbligatorio e dovrebbe essere più ampio di quello per paternità). Anche dove ci sono servizi e lavoro, le donne, quando hanno figli, risultano più discriminate e penalizzate rispetto agli uomini.

Si dovrebbe partire dal punto di vista delle donne. Perché mai affrontare queste peculiarità in modo specifico e un po’ innovativo significhi “riproporre il modello della donna solo mamma” resta incomprensibile. “Le nuove mamme” , parlando di sé e delle altre in quella fase della vita, evitano la parola mamma? Dicono solo madre, donna, moglie, maternità, welfare? Pensano certamente che dovrebbero esserci occupazione, parità, servizi, condivisione del lavoro domestico ed hanno ragione. Per questo non sentono l’esigenza di misure specifiche, pratiche? Occuparsi anche di “mamme” sembra il minimo visto che milioni di persone sono sotto la soglia di povertà, che il lavoro manca, i servizi sono in affanno e che l’educazione civica dei maschi non si dovrebbe fare a spese delle donne. Non ho figli e non sono credente ma visto “da fuori” un/a “responsabile mamme” non mi sembra una bestemmia laica. Semmai una idea nuova e interessante sperando che sia utile.