LibDem Manifesto: “Fairness and liberty”

Non è una wishful list ma un piano di governo concreto, articolato in 4 step. È il manifesto con cui i Lib Dem, terza forza politica della Gran Bretagna, punta a sottrarre voti e seggi ai due partiti rivali, parlando chiaro, serio e forte ai liberali britannici delusi da Brown ma non convinti da Cameron. Che non sono pochi. Sono circa il 19% dell’elettorato. E qual è la filosofia del progetto liberal-democratico? La fairness, ovvero merito, equità, spesa responsabile, libertà civili: queste in sintesi, le quattro gambe della proposta terzista.

Step 1: fair tax.
Zero tasse per redditi individuali fino a 10.000 sterline (una famiglia con due stipendi non perde ma raddoppia il beneficio). A beneficiarne sarebbero circa 4 milioni di persone. Definizione tecnica della proposta: More money into your pockets.

Step 2: a fair chance for every child.
Più investimenti per le scuole, meno studenti per classe, e ciascuno con una formazione personalizzata one to one. Obiettivo: stimolare il merito svincolandolo dalla subordinazione al censo.

Step 3: a fair economy.
Forzare le banche a finanziare le imprese. La stretta creditizia si sente forte anche laggiù e le nazionalizzazioni di Brown non l’hanno scongiurata. Dalle banche salvate dunque è doveroso pretendere che facciano il proprio lavoro.

Step 4: cleaning up politics.
Restituire credibilità alla politica. I Lib Dem danno un nome al problema e argomentano la soluzione. I rivali fanno retorica, promettono in campagna elettorale cose che, una volta al potere, non potranno realizzare. E la gente, ragionevolmente, diffida. Saranno i Clegg boys a restituirle fiducia?

Le elezioni del prossimo maggio potrebbero risolversi in una non sconfitta-non vittoria, in un hung parliament retto da una coalizione che, in un senso o nell’altro, coinvolgerà i liberali. I quali hanno certo più punti in comune con il Labour (che infatti ha già accordato la riforma della democrazia – elezione della Camera dei Lord e sistema elettorale proporzionale), che con i Tory divenuti ormai a-liberali in economia e “retro-scettici” in Europa.

Il partito di Nick Clegg – leader giovane, brillante, ottimo comunicatore, affidabile nei modi, nei toni, nei contenuti… – si gioca una partita cruciale che, dopo un’infinità di tempo, potrebbe riportare al governo i benefici influssi dell’approccio liberale e anti-dogmatico del terzismo decomplessato. E, detto francamente, se lo meriterebbe pure perché il programma presentato mercoledì, alla vigilia del primo duello televisivo della storia britannica – la sfida a tre, Brown vs Cameron vs Clegg – è essenziale, coerente, realistico, premiante. Praticamente il migliore.

I Lib Dem, l’economia la prendono sul serio. Tant’è che le danno un volto che è già un brand, quello di Vince Cable, personaggio che gode di rispetto ed apprezzamento trasversale, oltre che del favore popolare – secondo i sondaggi è lui che la maggioranza degli elettori elegge best chancellor. E il problema dell’economia – Cable lo dice chiaramente – è che c’è un elephant in the room che si chiama debito. E, a differenza dei rivali, il partito dei Lib Dem l’elefante non lo ignora ma lo affronta. C’è una voragine nei conti pubblici e quella va sanata. Come? Tagliando benefit ai super-ricchi e tassando loro le magioni, tagliando la spesa improduttiva e congelando per un anno gli aumenti di stipendio dei dipendenti pubblici.

John Kampfner, sul Guardian, commenta a caldo: “The fiscal proposals are by far the most ambitious and redistributive of any of the parties. They reinforce the appeal of the Lib Dems to the army of centre-left voters disillusioned with Labour warmongering and its consistently uncritical embrace of the banks.” Il consenso dei liberal, insomma, è assicurato.

Si pensi agli orfani delle campagne per i diritti civili, una volta intestate alla sinistra progressive. Oggi, sui diritti civili si spendono solo i Lib Dem, e non per battaglie di frontiera ma per quelle prerogative essenziali che l’autoritarismo praticato in nome della sicurezza dai successive governi laburisti – non solo terrorismo, ma anche criminalità minorile, devianze, abuso di alcool, ecc. – ha praticamente svuotato.

Dicono no, i Lib Dem, alla carta d’identità – fortemente voluta da Blair, sostenuta da Brown ma praticamente inutile ai fini del contrasto al pericolo -, no alle impronte digitali, agli schedari preventivi, all’archiviazione del Dna di persone innocenti, alle telecamere, ma sì all’aumento dei poliziotti sul campo, sì alla conversione delle pene detentive in misure alternative, e sì all’immigrazione regolata, introducendo un permesso a punti che regoli gli accessi secondo le esigenze reali.

È un endorsement questo articolo? Sì, lo è. Vota Lib-Dem, oh british citizen!