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Il disastro senza fine
della scuola italiana

Il PISA, Programme for International Student Assessment dell’OECD, consiste in una serie di test di verifica delle conoscenze degli studenti, di età 15 anni. La metodologia è collaudata e condivisa. Ai fini di una corretta comparazione fra realtà economiche, culturali e sociali diverse, vengono analizzati vari altri parametri, quali, ad esempio, la spesa per l’istruzione dei singoli paesi. Sono state portate a termine le edizioni PISA 2000, 2003 e 2006. I risultati per il 2009 sono attesi a dicembre di quest’anno.

Abbiamo così appreso, in passato, che in matematica i nostri studenti (valore medio 461,69, secondo la classifica PISA del 2006) vengono dietro all’Azerbaijan (476), all’Estonia (514,58), sono letteralmente “stracciati” da Taiwan (549,36) e, comunque, sono molto al di sotto della media OECD (497,58). Su 57 paesi presi in considerazione, 38 sono avanti a noi. Non va meglio con la lettura. Media italiana 468,52. Media OECD 491,79. Veniamo dietro Lituania (479,49), Estonia (500,75), Hong Kong (536,07), e Korea (556,02). In breve, su 57 paesi “misurati” ci precedono in 33. Nelle scienze, stesso dicorso.

L’OECD ha pubblicato uno studio molto interessante dal titolo: “The High Cost of Low Educational Performance”. Il sottotitolo ne chiarisce il contenuto: “The long run economic impact of improving PISA outcomes”. Di cosa si tratta? Del tentativo di “misurare” l’effetto che il miglioramento delle “prestazioni” del sistema scolastico nazionale avrebbe sull’economia complessiva del paese. Ove per “prestazioni” si intende, appunto, il grado di apprendimento, nei diversi settori, che mostrano gli studenti, misurati con il metodo PISA.

E’ chiaro, infatti, che per alcuni paesi, fra i quali l’Italia, i risultati del PISA sono scoraggianti. La distanza che separa i nostri studenti da altri paesi può misurarsi, se si vuole, in interi anni di insegnamento. E questo all’età di 15 anni! Altri paesi, vedi la Polonia, in appena 6 anni (2000 – 2006), sono riusciti a migliorare la “resa” del sistema dell’equivalente di circa il 75% di un anno scolastico.

Non starò a descrivere il modello utilizzato per lo studio. Chi vuole lo trova su  http://www.oecd-ilibrary.org/education. Per lo scopo di quest’articolo, basta citare le conclusioni. La prima, e forse la meno attesa, è che basta poco per ottenere molto. Nel senso che piccoli miglioramenti nell’istruzione, quantificabili in 25 punti di miglioramento della media PISA dei singoli paesi, da realizzare nei prossimi 20 anni, porterebbero ad un aumento del PIL dei paesi OECD pari a 115.000 miliardi di dollari.

Questo è il NPV, cioè il valore presente, calcolato su un tempo pari alla vita media attesa per i nati nell’anno 2010. Se poi si riuscisse a portare tutti i paesi OECD al livello della Finlandia, che è il sistema scolastico OECD migliore misurato con il PISA, allora l’aumento del PIL complessivo sarebbe pari a 260.000 miliardi di dollari.

E’ ovvio che il guadagno del PIL, in valore assoluto, è diverso per i diversi paesi. Per l’Italia, nei due casi, avremmo 5.223 e 18.094, rispettivamente. Per avere una idea. La seconda cifra, in valore assoluto, rappresenta un aumento rispetto all’attuale PIL del 927%. Il che corrisponderebbe ad una crescita annuale media dell’1,31%. Un aumento del PISA di 75,6 punti.

Se poi tutti gli studenti avessero una prestazione minima pari a 400 punti PISA, l’aumento del PIL italiano, nello stesso periodo, sarebbe quantificabile in 11 465 miliardi di dollari. La percentuale di studenti italiani, al di sotto di questo livello, è il 23,5%.  Si osservi che per ottenere questo risultato, bisognerebbe portare questo 23,5% di studenti, per la matematica, al livello attuale del Montenegro. Per le Scienze, a quello dell’Indonesia. E per la lettura a quello della Giordania.

Mario Giardini

100 commenti a “Il disastro senza fine
della scuola italiana”

  1. Mario Giardini scrive:

    Mario, non Massimo. No, non è un delitto e anch’io sono convinto che il problema “scuola” sia culturale. Come il politico. La giustizia. Ecc. I cittadini italiani non sono migliori dei propri insegnanti, dei propri politici e magistrati, anche se pretendono di esserlo.

    Siccome però i soldi spesi per la scuola sono molti, non pochi, e gli stipendi miserabili, ed il prodotto complessivo mediocre, se non pessimo, che si fa in attesa del New Deal?

    Ci si oppone a qualsiasi razionalizzazione di spesa per principio, come accade regolarmente da 40 anni?

    Il resto del mondo reale ha sempre a che fare con quello stupidissimo problema di ottimizzare l’uso delle risorse, che per definizione sono scarse. Il resto del mondo, tranne lo Stato Italiano, a quanto pare. Lì, tutti strillano e sgomitano per avere più risorse, invece di usare meglio quelle che hanno.

    Ma evidentemente l’esser usi al project financing rende insensibili alle sottigliezze dell’economia scolastica.

    E per finire: credete davvero che è solo la scuola ad avere il problema della formazione? che formare professionalmente un medico, un ingegnere, un analista di laboratorio, sia diverso da quello di formare un insegnante?

    Se la risposta alla domanda è sì, posso solo concludere che è proprio questo spirito elitario che vi pone fuori dal mondo, che vi ci mantiene e rende la Scuola, e lo Stato medesimo, irriformabili.

  2. [...] Dove mandate ogni giorno i nostri figli? Tranquilli, genitori: il 36% degli edifici scolastici italiani è in una situazione di emergenza e la percentuale delle scuole che necessita di interventi di manutenzione straordinaria non ha fatto registrare variazioni positive negli ultimi anni. Inoltre solo il 58% delle scuole possiede il certificato di agibilità. [...]

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