Il caso Andreotti
Molti, quando si parla di politica e giustizia, additano ad esempio Giulio Andreotti: il simbolo del Palazzo democristiano, sette volte presidente del Consiglio, otto volte ministro della Difesa, cinque volte ministro degli Esteri, legato agli americani e agli arabi, al Vaticano e (grazie al Pci) all’Urss – insomma, l’uomo più potente d’Italia accettò serenamente di essere processato per mafia e si presentò ai giudici come un cittadino qualunque. Un tempo l’exemplum andreottiano veniva brandito contro la “latitanza” di Craxi, oggi viene scagliato contro Berlusconi.
Ma proprio il caso Andreotti dimostra come non sbagliasse del tutto Craxi a riparare ad Hammamet, e come non sia del tutto nel torto Berlusconi quando si sottrae in tutti i modi (leciti, va ricordato: comprese le leggi ad personam) ai tribunali che vorrebbero processarlo.
Rinfreschiamoci la memoria. Il 27 marzo 1993, nel pieno del tifone di Tangentopoli, arriva in Senato una richiesta di autorizzazione a procedere per Giulio Andreotti. L’imputazione è pesantissima: associazione mafiosa. La firmano il procuratore capo di Palermo Giancarlo Caselli, il procuratore aggiunto Guido Lo Forte e i pm Roberto Scarpinato e Gioacchino Natoli: vale a dire l’intera procura. L’impatto, sebbene le cronache di Mani Pulite in quei mesi riservassero quasi quotidianamente colpi di scena clamorosi, è immenso e rimbalza in tutto il mondo: perché Andreotti è il più famoso e longevo dei politici italiani, perché è uno dei pochissimi ad essere conosciuti dall’opinione pubblica mondiale, e perché da anni c’era chi pensava che fosse lui il capo della mafia.
Quest’ultimo punto è essenziale per comprendere l’effetto di risonanza del processo mediatico. L’accusa non deve per forza fondarsi su prove inoppugnabili; è però essenziale che appaia immediatamente verosimile. I socialisti dovevano per forza essere ladri, perché così una certa vox populi alimentata da schiere di comici allora alle prime armi li dipingeva e li voleva. Ma nessuno avrebbe creduto che Andreotti, con quell’aspetto esangue da gesuita, prendesse le mazzette. Molti però credevano che fosse un mafioso, o almeno un amico dei mafiosi (anche qui con l’aiuto dei comici e dei vignettisti).
In questo modo la sentenza di colpevolezza è già inscritta nell’immaginario collettivo, e l’opinione pubblica individua automaticamente nelle accuse dei pm non un punto di vista da sottoporre al vaglio del processo, ma la prova provata delle proprie ragioni: “eh, si sapeva…”. Un analogo meccanismo, caratteristico del circo giudiziario-mediatico, è in atto anche con l’inchiesta che vede oggi protagonista Berlusconi. Al Berlusconi ladro è impossibile credere, e anche il Berlusconi mafioso lascia qualche dubbio: ma tutti “sanno” che ama le donne e che in tv si fa carriera in un certo modo.
Ma torniamo ad Andreotti: che, con encomiabile senso dello Stato, si sottopone senza riserve a quello che i giornali hanno già ribattezzato il “processo del secolo”. La sentenza di primo grado arriva dopo sei anni, il 23 ottobre 1999: assoluzione perché il fatto non sussiste. Quattro anni dopo, il 2 maggio 2003, l’appello rovescia (a metà) la prima sentenza con un capolavoro di gesuitismo giudiziario: il tribunale infatti distingue tra i fatti fino al 1980 e quelli successivi; stabilisce che Andreotti ha commesso il reato di “partecipazione all’associazione per delinquere” Cosa Nostra “fino alla primavera 1980”; osserva che il reato, tuttavia, è “estinto per prescrizione”; assolve Andreotti per tutti i fatti successivi alla primavera del 1980.
Sia l’accusa sia la difesa presentano ricorso in Cassazione, la prima contro la parte assolutiva, e la seconda – cioè Andreotti, che continua dopo dieci anni di odissea giudiziaria a nutrire un’incrollabile fiducia nella giustizia italiana – per chiedere di rivedere i termini della prescrizione e riaprire le indagini. Il 15 ottobre 2004 – undici anni e sei mesi dopo la richiesta di autorizzazione a procedere – la Cassazione respinge la richiesta della difesa di rifiutare la prescrizione (perché possibile solo nel processo civile) e conferma la prescrizione per qualsiasi ipotesi di reato precedente il 1980 e l’assoluzione per il resto.
Avete letto bene: Giulio Andreotti secondo la giustizia italiana è stato mafioso fino al 1980, e poi, nella primavera di quell’anno, ha improvvisamente smesso di esserlo. Qualcuno crede a questa castroneria? No, nessuno. E infatti tutti quelli che pensavano che Andreotti fosse un mafioso prima che Caselli lo scrivesse nero su bianco continuano a pensarlo anche dopo che un tribunale lo ha in gran parte assolto, perché quel tribunale lo ha anche riconosciuto colpevole; gli altri, quelli che pensavano ad un complotto dei giudici (o degli americani o di vattelapesca) e giuravano sull’innocenza di Andreotti, sono rimasti della stessa idea perché la sentenza di secondo grado è prima di tutto una smentita delle tesi accusatorie dei pm. Nessuno sa né saprà mai se Giulio Andreotti sia o no un mafioso; di certo, è ridicolo pensare che lo sia stato fino al 1980 per poi non esserlo più.
Ora, la mia domanda è semplice: se Craxi si fosse presentato ai giudici, le cose per lui sarebbero andate diversamente? Quanti anni ci sarebbero voluti per decidere di non riuscire a decidere? E quanto tempo ci vorrà per avere la “verità” su Berlusconi, che ha ricevuto il primo avviso di garanzia nel lontano 1994?
La politica non si giudica nei tribunali, e il caso Andreotti ne è la prova storica.


[...] Leggi l’articolo integrale su Polis Blog: Il caso Andreotti [...]
Rondolino, buona la battuta sulla impossibilità di rifiutare la prescrizione. Spero che sia davvero una battuta, sennò c’è da rifugiarsi in Iran. Ma come, tu alludi ad una presunta ed indimostrata colpevolezza, mi marchi a fuoco e per di più mi tappi la bocca e mi impedisci di pretendere chiarezza!? Che i politici siano allucina(n)ti e abbiano prodotto delle leggi così stupide forse non mi sorprende più di tanto, ma che delle menti eccelse in toga nera arrivino a dosare la mafiosità con l’etilometro mi angoscia. Forse che anche la corte costituzionale si sia addormentata sul punto?
Quindi il motivo valido per non processare un politico come Andreotti sarebbe il fatto che si è riuscito a dimostrare il reato di associazione mafiosa solo fino al 1980? O meglio ancora, supponiamo che in effetti successivamente Andreotti abbia deciso di rompere il legame di scambio favoritizio con Cosa Nostra. Per recuperato Senso dello Stato, per sussulto morale, per stanchezza, per venir meno delle condizioni, so un cavolo io…..
Questo lo esime dal rispondere di quanto dimostrato sino al 1980?
Ma quando è giudicabile, dunque, un politico?
A me sta bene tutto, ma se quello che che, se commesso da me, è un reato, se commesso da uno come Andreotti diventa ingiudicabile azione politica, che si elimini una volta per tutte l’ipocrita definizione affissa nei Tribunali che “La legge è uguale per tutti”.
e che c’è di strano?
mica i giudici dicono che andreotti è stato alto fino al 1980 e poi improvvisamente è diventato basso…
uno non può far parte di un’associazione a delinquere fino ad un certo periodo e poi decidere di uscirne?
anche lei è stato dalemiano fino alla fine degli anni 90 e poi è diventato improvvisamenbte berlusconiano.
e comunque i giudici dicono che il reato di associazione a delinquere è provato fino al 1980, poi non sussistono più prove sufficienti.
non è che stiamo parlando di uno stinco di santo eh?
Saper leggere e’ una virtu’ scarsa in certi commentatori.
Ad Andreotti fu negata, ripeto negata, la rinuncia alla prescrizione con un statte contento accussi’…
O bella….
saro’ certamente si scarsa attitudine alla lettura, ma leggo nell’intervento che la rinuncia alla prescrizione era possibile solo in caso di causa civile.
Se tale era la legge (e non dico che lo fosse….non nè ho idea, avendo fatto altri studim ovviamente di scarse letture….ma do’ per scontato che cio’ che viene riportato da FR sia corretto) dove sarebbe lo scandalo?
a rondoli sei sicuro che i magistrati abbiano rinunciato a colpire berlusconi per mafia?
a leggere la gazzetta delle procure di oggi stanno per ripartire alla grande e la compagnia cantante graviano-spatuzza è pronta a oracolare.
ovviamente nessuno indagherà sulla vera trattativa che ha coinvolto intoccabili come ciampi e scalfaro,
Non è stato assolto per i fatti precedenti il 1980, perchè sapevano ( i giudici) che il reato sarebbe risultato prescritto, lasciando così l’ambiguità sulla bontà del processo. State tranquilli che se non fossero risultati prescritti l’avrebbero assolto. Non mi risulta che la mafia sia un club dal quale si possa uscire a piacere senza qualche pallottola in corpo.
La cosa che mi lascia sempre perplesso è la granitica certezza dei colpevolisti che, evidentemente, non hanno mai sentito la frase: in dubio, pro reo.
Oggi Spatuzza ha riconfermato le cose già dette in passato:
” Il pentito racconta dell’incontro avvenuto con Giuseppe Graviano al bar Doney a Roma nel gennaio del ’94. “Ho visto che Graviano era gioioso, felice. Mi disse: ‘Abbiamo chiuso tutto e ottenuto tutto quello che cercavamo grazie alla serietà delle persone che avevano portato avanti questa cosa, non come quei socialisti che ci avevano venduto’. E mi fece il nome di Berlusconi, la persona di Canale 5 e mi spiegò che dietro c’era un nostro paesano, Dell’Utri. ‘Ci siamo messi il Paese nelle mani’ aggiunse. Allora io dissi: ‘Occupiamoci di contorno’. Ma lui rispose: ‘Un attimo, l’attentato ai carabinieri lo dobbiamo fare perchè dobbiamo dare il colpo di grazia’. ”
(Fonte : La Repubblica)
Se non fosse che Israele non è più territorio romano, sono certo che la magistratura italiana emetterebbe un avviso di garanzia a Gesù Cristo per istigazione alla prostituzione non avendo fatto lapidare Maddalena.
Qualcuno è talmente confuso da non ricordare che Gesù Cristo è stato crocifisso, la peggior condanna dei tempi, quelli di Cristo si intende.
Il confuso sei tu, ma non importa. Il fatto che non riuscite a leggere capendo quel che è scritto ormai è un dato assodato.
Passa oltre che se no ti affatichi.
@Renato
Nessuna granitica certezza. Solo, à la Cuffarò, rispetto delle sentenze nella loro sostanza, senza dietrologie.
verrà un giorno in cui sarà processato il vero burattinaio di questa vicenda: luciano violante
“Brusca, dopo essere stato indagato a settembre insieme ai suoi familiari per aver occultato il suo patrimonio durante la collaborazione, non dichiarandolo allo Stato e sottraendolo così alla confisca, ha fatto nuove rivelazioni ai pm di Palermo. Il boss che uccise Falcone sostiene di aver ricevuto da Riina l’incarico di andare ad Arcore per parlare con il Cavaliere dopo le bombe del 1992. Il racconto è contenuto in un verbale di interrogatorio che è stato secretato. Ma di una visita di Brusca a Villa San Martino aveva già parlato in passato un altro pentito, Giuseppe Monticciolo. Tutto ciò potrebbe finire nell’indagine che a Palermo chiamano “trattativa fra mafia e Stato”.
(Fonte : L’Espresso)
ma guardale queste bestie di sinistra alla torquemada pendono dalle labbra delle nadiemacri o dei brusca di turno
prendono per sputo colato ogni rigurgito di spatuzza
Pare che Marcello Dell’Utri abbia detto una volta : «Silvio non capisce che mi deve ringraziare, perché se dovessi aprire bocca io …»
Cosa avrà voluto dire il fido Marcello con questa frase enigmatica ?
pare…sicuramente c’eri anche tu torquemada e gli reggevi il moccolo….
ogni post rivela la tua bestialità
Dall’intervista a Marco Travaglio
rilasciata a Daniele Luttazzi nella puntata di Satyricon del 14 marzo 2001 :
D> Chi è Marcello Dell’Utri?
M> Marcello Dell’Utri è il braccio destro di Silvio Berlusconi, palermitano, l’uomo che nel 1974 quando Berlusconi ha bisogno di uno stalliere va a Palermo, prende un boss mafioso glielo porta a Milano e glielo mette in Villa per un anno e mezzo: si chiamava Mangano questo boss, è stato poi processato al maxiprocesso di Falcone e Borsellino e poi è stato condannato all’ergastolo per traffico di droga, mafia e omicidio, ed era in rapporto con Dell’Utri fino almeno al ’93-’94. Chiusa la parentesi. Stavamo dicendo?
D> Hai fatto una parentesi da niente…ci bevo un attimo su? Non so voi ma io sto abbastanza tremando, ma ok. (si sente un tonfo da ditro le quinte) Un attentato, sventato per fortuna: state fermi e non saltate sulle sedie, nessuno si muova. (applauso)
M> Allora: Dell’Utri ingaggia questo democristiano lombardo perché dice” qui bisogna fare un partito, il Cavaliere dice che i nostri referenti politici stanno malmessi con Mani Pulite e quindi”…
D> Siamo nel 91-92?
M> Siamo nel ’92, subito dopo l’arresto di Mario Chiesa e i primi indagati, i primissimi piccoli indagati milanesi, nemmeno Craxi: Craxi poi sarà a dicembre. Lo chiude in un ufficio di Publitalia, gli dice di non dire niente perché della cosa sa soltanto lui e il Cavaliere, nemmeno Confalonieri perché era contrario a questo progetto di entrare in politica.
D> Fedele è simpatico, eh?
M> Bè, si, diceva delle cose che dette oggi sembra Stalin, invece era Confalonieri: diceva “è impensabile che noi senza vendere le televisioni andiamo in politica”; cercava di convincere Berlusconi: infatti all’inizio lo tennero all’oscuro, così racconta Cartotto. Allora, questo ufficio di Publitalia comincia a lavorare alla fondazione del partito, che poi verrà reso noto agli Italiani un anno e mezzo dopo: nessuno lo sa. E questo Cartotto racconta delle cose secondo me strepitose: voglio citare perché qui bisogna essere esattissimi, le querele volano come… e noi non le vogliamo prendere le querele…
D> Non so tu, io no di certo. Credo che sia il male minore la querela a questo punto.
M> Allora, Cartotto racconta il movente della nascita di Forza Italia: “Berlusconi, in una convention di quadri della Fininvest tenuta a Montecarlo, tenne un discorso che posso definire di attacco, dicendo specificamente: i nostri amici che ci aiutavano, Craxi & c., contano sempre di meno, i nostri nemici contano sempre di più, dobbiamo prepararci aqualsiasi evenienza per combatterli” . Ma racconta un’altra cosa secondo me strepitosa, e cioè che nel 1992-93, quando Caselli non era nemmeno procuratore di Palermo, quando nessuno si sognava di ipotizzre alcunchè di rapporti tra mafia e Fininvest, Berlusconi, secondo Cartotto, si aggirava per le sue aziende dicendo “se non andiamo in politica ci accuseranno di essere mafiosi”. Ora, a me francamente non è mai capitatodi temere di essere accusato di essere mafioso. A te non credo.
D> Non credo, no.
M> “Berlusconi, racconta Cartotto, temeva che entrando in politica potessero essergli rivolte accuse di contiguità con la associazione mafiosa. Per la verità Cartotto ad un’intervista al Corriere dirà poi che Berlusconi diceva queste testuali parole: mi faranno di tutto, andranno a frugare tutte le carte, diranno che sono un mafioso.
D> Ma perché? Strano, no?
M> Poi aggiunge Cartotto che nel 1994,quando vennero fuori le prime voci su queste liesons dangereuses, per usare un termine raffinato, dice: “ricordo che Berlusconi mise sotto accusa Dell’Utri specificando che nei sondaggi Forza Italia stava scendendo proprio per questo problema dei suoi rapporti con la mafia; ricordo che la reazione di Dell’Utri mi sorprese alquanto, quando mi disse testualmente: Silvio non capisce che dovrebbe ringraziarmi perché se dovessi aprire bocca io, puntini puntini.
D> Queste sono dichiarazioni di Cartotto. Rese dove?
M> Queste sono dichiarazioni di Cartotto alle procure di Caltanissetta e Palermo che indagano sui mandanti a volto coperto delle stragi del 1992 e 93.
Chiedo scusa T58. E lei porta a testimonianza di un fatto Luttazzi e Travaglio? Ma e’ folle? Il duo Stanlio e Stanlio?
Allora prendo per buone tutte le dichiarazioni di Berlusconi dal 1960 ad oggi.
Continuo a non capire. Come si fa a dirgli: Andreotti fino al giorno X ore 00 sei stato mafioso; dalle ore 00,01 non più, tu e la mafia vi siete divorziati incruentemente. E addirittura rimbrottarlo: no, caro Andreotti, no! tu non puoi ricusare la prescrizione; vai col dubbio. Civile si, ma penale no. Mi sembra una cosa da pazzi. E abbiamo investito tempo, fatica, intelligenze (dite non molte?) e soldi per non provare un tubo! Nel frattempo nessuno ha chiesto niente ad Andreotti sulle sue, ma solo sue, responsabilità certe sui conti dello stato: scusi onorevole Andreotti, come ci spiega quel bucone nel bilancio? Lì non c’è prescrizione, il bucone mica è prescritto; tant’è vero che il frate cercone Amato lo vuole un po’ riempire rapinandoci altri soldi dalle tasche. Non voglio credere che hanno sfondato i conti sotto il naso della corte dei conti. Uè, sempre di magistrati si tratta.
LA INTOCCABILE E IGNORANTE CASTA PROCLAMATASI INFALLIBILE E ONNIPOTENTE ALLA GUIDA DI UN PAESE CHE HA RINUNCIATO ALLA PROPIA AUTONOMIA DI GIUDIZIO
L´Italia é stata la patria del fascimo nel mondo. Il Paese occidentale con il piú grande partito comunista. Una seria ricerca che sappia preventivamente identificare con chiarezza i caratteri dell´autoritarismo e del movimento di massa che lo contraddistingue non avrebbe difficoltá a rilevare quanto ancora oggi questo é radicato nel Paese. Ma non si vuole. Studi approfonditi sono stati sistematicamente evitati dalla cultura dominante e l´antifascismo tanto sbandierato molto spesso é stato solo vuota retorica servita per celebrare il potere, certificarne una falsa garanzia di democraticitá e per coprirne la inadeguatezza …
Non si faranno passi significativi fino a quando non si giungerá a mettere in chiara luce che la essenza di ogni fenomeno autoritario risiede nella perdita della autonomia di giudizio del singolo individuo, nella violenza esercitata alla sua coscienza, nell´anichilimento dell´espansione di ogni sua capacitá di conoscenza, e del penoso restringimento e immiserimento della sua realtá percepita. L´individuo autoritario per viltá rinuncia a misurarsi con l´immensitá del mondo, a sviluppare l´intelligenza come capacitá di rendersi utile a se stesso e agli altri, si richiude nel piú gretto egoismo, finisce con accettare la violenza quale normale mezzo per esprimersi, quale “qualitá” regolatrice delle relazioni tra gli individui di una societá, a ridursi a elemento di una massa indistinta solidale nella brutalitá che eleva il suo parassitismo a diritto…
Non sembra che la vera cultura democratica e antiautoritaria nel Paese sia tanto sviluppata quando, per citare un esempio significativo sul quale occorrerebbe ben riflettere, nel conformismo imperante si considerano “democratiche” e di “approfondimento” trasmissioni televisive senza contraddittorio il cui unico e devastante messaggio della faziositá e della violenza entra da anni nelle case di tanti Italiani. Una ripugnante veritá antidemocratica che pure é sotto gli occhi di tutti. Ma alla “cultura” dominante nel Paese va bene cosi. A questa non interessa la veritá e l´espansione della conoscenza quanto piutosto il conseguimento e il mantenimento di posizioni di potere su una massa priva appunto di qualunque autonomia di giudizio…
Puó meravigliare che la sinistra italiana dal fallimento del marxismo sia giunta fino ad oggi con tutti i suoi apparati intatti al potere senza aver mai provveduto a una severa autocritica, a un autentico dibattito chiarificatore? Che l´ordine chiuso della magistratura, senza nessun controllo democratico sul suo operato abbia assunto nel favore generale a ignorante e insensibile potere libero di esercitare la volgaritá della sua violenza fino a raggiungere l´insindacabile arroganza di impedire lo svolgimento delle funzioni al Potere Legislativo del Parlamento e all´Esecutivo? Solo la mediocritá e il conformismo di una “cultura” dominante che violenta le sue reali funzioni ed é invece esclusivamente attenta alla meschinitá del suo potere non puó e non vuole rendersene conto.
@ un esule
Legga bene l’ultima frase…
Allora? se lo dice Travaglio e’ una bufala.
@ un esule
Ricordo che la reazione di Dell’Utri mi sorprese alquanto in quanto mi disse testualmente: “Silvio non capisce che deve ringraziarmi, perché se dovessi aprire bocca io… “.
Dal verbale della dichiarazione di Ezio Cartotto del giorno 20 giugno 1997, alle ore 10,15, negli Uffici della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo innanzi al Sostituto Procuratore della Repubblica Dott. Domenico Gozzo.
A DIFESA DEI POVERI CRISTI SENZA NOME IN OSTAGGIO A UNA MAGISTRATURA CHE SI CREDE INFALLIBILE E ONNIPOTENTE
Quando parleremo degli innocenti devastati dalla arroganza di una casta senza nessun controllo democratico?
Pennsando ai poveri cristi senza nome che quotidianamente sono ostaggio di certa gente non si puó non provare il piú sincero orrore. Anche innocenti. Tanti quelli che inspiegabilmente muoiono nelle carceri italiane. Sotto il segno di una “cultura” vile e indifferente.
Vedi caro Torquemada se invece di avere certezze, uno avesse dei dubbi si risolverebbero molti problemi molto più rapidamente e meglio.
Gaspare Spatuzza, il nuovo pentito di mafia, dichiara che nel gennaio del ‘94 ha incontrato Graviano in un bar di Via Veneto, a Roma. Graviano esulta perché dice di aver ottenuto ciò che voleva. “Abbiamo il paese in mano grazie a persone serie ed affidabili, non come quei 4 castrazzi (che in italiano vuol dire cornuti) dei socialisti”. Dice: le persone nuove sono “Silvio Berlusconi e il nostro compaesano Dell’utri”. Lo cita senza dire Marcello.
Ricordiamo che Berlusconi annuncia la nascita di Forza Italia nel gennaio 1994 (esattamente il 14) con una convention a Roma. Berlusconi ha deciso di fondare un partito e tentare in prima persona il verdetto elettorale perché sia Mino Martinazzoli, sia Mariotto Segni a cui si era rivolto offrendo il supporto delle sue televisioni non avevano dato “peso” a quell’eccentrico imprenditore brianzolo. O forse, più semplicemente davano per assodato che la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto ormai era pronta a prendere il potere in Italia.
Invece la mafia no. Sapeva che un partito appena annunciato, senza alcuna presenza sul territorio, con candidati in gran parte “fai da te”, cioè non provenienti da esperienza politica pregressa avrebbero convinto gli elettori e avrebbero vinto le elezioni politiche in Italia e preso il potere. Diciamo una previsione molto ardita e per niente ovvia in quel momento. Eppure Berlusconi diventa veramente Presidente del Consiglio.
Ma dura poco, troppo poco. Solo 6 mesi e poi come sappiamo con un ribaltone di “Palazzo” viene mandato a casa e ritornerà al potere solo dopo 7 lunghi anni di opposizione.
Quindi la mafia ha fatto bene la previsioni sul fatto che Berlusconi avrebbe vinto le elezioni e sarebbe diventato Presidente del Consiglio, ma non aveva previsto il ribaltone di Palazzo.
Ma come mai allora la Mafia non si è adoperata per “difendere” un Governo tramite il quale aveva il paese in mano?” Evidentemente questi mafiosi non sono poi così potenti. Non sono riusciti ad attuare alcuna operazione di difesa del “loro Governo”. Non un piccolo attentato, non una intimidazione o minaccia, nessun ammazzato. Nulla.
Forse Spatuzza potrebbe aiutare a capire anche questo? Oppure ce lo spieghi tu caro Torquemada?
@ Ciro
Volentieri, glielo spiego io…anzitutto Lei fa un errore già al principio perché lei valuta le cose che si sarebbero dette Spatuzza e Graviano nell’incontro al Bar Doney in relazione a quello che accade dopo, invece vanno messe in relazione con quello che era già successo ( ovvero la stagione stragista del ’93 e il mancato rinnovo del 41bis di cui ha parlato Conso nel novembre scorso ).
Per rispondere alla domanda “Ma come mai allora la Mafia non si è adoperata per “difendere” un Governo tramite il quale aveva il paese in mano?” forse varrebbe la pena di tenere in considerazione quanto riferito dal pentito Pasquale Di Filippo nel processo in corso a Firenze sulle stragi del ’93 :
“Da quando avevo 20 anni mi hanno sempre detto cosa dovevo votare politicamente, io e tutti gli altri. Nel ’94, quando ci sono state le elezioni in Sicilia, abbiamo votato tutti per Berlusconi, perche’ Berlusconi ci doveva aiutare, doveva far levare il 41 bis”.
Di Filippo ha aggiunto di aver parlato con Bagarella, che “dopo l’arresto di Riina, secondo me, era il numero uno di cosa nostra. Berlusconi ci doveva aiutare, doveva far levare il 41 bis, cosa che in quel periodo non è successa. Io mi sono lamentato con Bagarella personalmente, dicendogli che là” (nelle carceri) “ci stanno ammazzando a tutti. Perchè ancora non ha fatto niente? Lui mi ha risposto in siciliano: in questo momento lascialo stare perchè non può fare niente. Mi ha fatto capire che c’erano altri politici che gli giravano attorno, nel senso di vedere quello che lui faceva, e quindi lui non si poteva esporre più di tanto. Comunque appena c’è la possibilità lui ci aiuterà. Questo è stato il dialogo che io ho avuto con Bagarella”.
SI CHIAMA FAZIOSITÁ E NON CERTEZZA
É lo storpiamento della veritá a propio vantaggio e a danno della collettivitá per il conseguimento di un fine egoistico.
Caro Ciro
Quelle di troppi non sono assolutamente certezze. Si chiama faziositá. É il risultato del penoso restringimento della realtá percepita da un individuo che per viltá ha rinunciato a misurarsi con l´immensitá del mondo, alla sua intelligenza come capacitá di essere utile a se stesso e agli altri, si é ripiegato nel piú gretto egoismo, si é ridotto a elemento di una massa indistinta che solidale nella brutalitá e nella violenza cerca il propio fine meschino a danno della intera societá che deve essere sottomessa alla sua violenza e della veritá che al conseguimento di tale fine deve essere distorta e storpiata a piacimento.
infatti a togliere il 41 bis ci pensarono ciampi mancino e scalfaro come è ormai assodato
@ renato
Magari Lei potrebbe intanto cominciare a leggere le cose scritte qui :
http://www.thefrontpage.it/2010/12/08/perche-ciampi-non-e-indagato-per-mafia/
Scusa carissimo torquemada58 ma cosi’ come dic non torna. Ripeto questi avrebbero fatto tutto quel casino per avere il Governo del Paese, stragi comprese e poi una volta al potere con un governo “telecomandato” si fanno cacciare in meno di sei mesi perché qualche politico si è messo di traverso e non fa muovere Berlusconi?
Ti ricordo che per uccidere il povero Falcone la mafia ha fatto saltare 300 metri di autostrada a 6 corsie.
Se il problema fosse stato come dice questo scienzaito Bagarella un politico che si era messo di traverso, la mafia lo avrebbe mandao in svizzera con il primo carro bestiame disponibile ma questo non è stato. Questi sono i fatti e non le supposizioni ma quello che è o non è successo.
@ Ciro
Carissimo Ciro,
secondo la testimonianza riportata, Bagarella non avrebbe parlato di “un politico” ma di “altri politici che gli giravano attorno, nel senso di vedere quello che lui faceva, e quindi lui non si poteva esporre più di tanto”.
In parole povere, dopo la fine del primo Governo SB, la Mafia si adegua al nuovo quadro politico in attesa di poter tesaurizzare “l’investimento” in seguito.
Bagarella è quello che nel 2002, parlando in videoconferenza con l’aula della Corte d’Assise di Trapani, disse :
“Siamo stanchi di essere strumentalizzati dalla classe politica, le promesse non sono state mantenute” .
Chissà cosa avrà voluto dire…
Penso che,davanti ai giudici,fatta e definita la sentenza senza condanna (qualunque sia il motivo) l’imputato è “assolto”…!Si potrà discutere su tutto,col “gossip”,sull’ etica(parola neutra che vuol dire “bicchiere vuoto da riempire”),certo che lo sputtanamento mediatico comincia subito “e non finisce più” ,nemmeno quando si è “assolti”(e così non dovrebbe essere..).La prova non c’è,non la puoi provare ? Allora l’imputato “è nel giusto” ,e basta…!”Niet,non,not,nien”,in qualunque lingua del mondo(assolto).
A differenza di Craxi,almeno,Giulio davanti ai giudici c’è andato,ma 11 anni di processo “non sono una normalità” ne “eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge”!
Concordo in pieno col pensiero di “Umberto Barcelona” . Una “casta” a suo modo “inattaccabile” ,dei quali prima (con l’applicazione ferrea del segreto istruttorio) non parlava “nessuno”,e che oggi prima fa gossip,poi sfila prove(da restar segrete…), emana “pre-sentenze”e giudica prima di provare(dovrebbe essere al contrario o no ?), e poi va in benedizione “politico-mediatica”(De Magistris,Woodcock..) sull’onda del
consenso “realizzatosi”. E di esempi ne abbiamo “a iosa”,non “uno solo”. Da “equilibrio dei 3 poteri”(Montesquieu-Locke ,o “L’esprit de lois),a disequilibrio in “veste-politica”.
E nessun risarcimento(se errore c’era….)almeno da parte dello Stato!
[...] caso Andreotti è emblematico, perché segna il passaggio dal metodo Falcone al metodo Caselli, tuttora in vigore. [...]