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Referendum anti-Lombardo nel Pd siciliano

Non ci fossero stati nell’ordine il caso Ruby, il caso Montecarlo, il dibattito sulla patrimoniale e per finire il caos primarie di Napoli, forse oggi le pagine dei giornali, e non solo, starebbero discettando del cosiddetto “caso Sicilia”. Quando si pensa alla politica siciliana, si pensa a Raffaele Lombardo. E quindi all’operazione politica che il 21 settembre dello scorso anno ha portato alla formazione del cosiddetto Lombardo-quater. Sì, il quarto governo Lombardo nel giro di due abbi e mezzo. In perfetta media “Prima Repubblica”, quando i governi duranovano sei mesi.

Ma il dato politico significativo del Lombardo-quater è la presenza, all’interno della stessa coalizione di governo, di Fli, Udc, Pd, Api ed Mpa. In sostanza la proposta evocata da D’Alema domenica scorsa dalla colonne di Repubblica, in salsa siciliana. Un “comitato di liberazione regionale” per evitare che alfaniani e schifaniani potessero tornare a guidare la regione del “61 a zero”.

Ma nel corso dei mesi l’operazione di “Palazzo” ha enfatizzato i dissidi interni alle molteplici “correnti” democrat dell’isola. E i malpancisti all’accordo, Enzo Bianco, Mirello Crisafulli e Rita Borsellino, hanno continuamente mugugnato, e chiesto ai vertici regionali di dare la parola agli iscritti con un “referendum consultivo” onde evitare di perdere ancora consensi. Tuttavia il segretario regionale Giuseppe Lupo, spinto dai  vertici nazionali perché il laboratorio Sicilia potrebbe avere dei riflessi in chiave nazionale, ha glissato sulla proposta dei malpancisti. E minimizzato i dissidi interni.

Così si giunge ad oggi. Con i democrat antilombardiani che si appellano all’articolo 36 dello statuto siciliano. Che prevede, qualora si raccolgano il 5% delle firme degli iscritti, di poter indire un referendum consultivo. Nel caso in esame vi sarà un solo quesito: ”Condividi la presenza del Pd nella maggioranza che sostiene il governo del presidente Lombardo alla Regione siciliana?”. L’obiettivo che si sono prefissati è quello delle tremilacinquecento firme da raccogliere entro la fine della prossima settimana, e comunque prima dell’assemblea regionale che ancora non è stata convocata.

Nel frattempo al gruppo dei “malpancisti” si unisce chi, come Nino Papania, nei mesi scorsi era stato uno dei fautori del sostegno a Lombardo: ”Si è registrato un certo malessere nei confronti dell’azione di governo di Lombardo”, tuona in queste ore il leader della corrente Innovazione.  Ma il segretario regionale Giuseppe Lupo minimizza l’iniziativa dei dissidenti: ”E’ incredibile che mentre il Pd,  in Sicilia come nel resto del Paese, è impegnato a raccogliere le firme per chiedere le dimissioni di Berlusconi, la corrente Crisafulli distolga l’attenzione dei nostri elettori e parli d’altro. La priorità delle priorità è mandare a casa Berlusconi”. E dopo Berlusconi, in Sicilia del Pd che ne sarà?

1 commento a “Referendum anti-Lombardo nel Pd siciliano”

  1. [...] Leggi l’articolo integrale su Polis Blog: Referendum anti-Lombardo nel Pd siciliano [...]

  2. linarena scrive:

    sono contraria alla politica ed alla figura di Lombardo. Non riesco a capire cosa voglia questo soggetto che allo sguardo mi ricorda la vecchia ed inutile DC. Cosa vuole? A chi si rivolge? Che cosa ha fatto o intende fare? L’unico suo alleato è il potente e periglioso Ciancio che in coppia con Virlinzi riesce a coprire tutto sotto una coltre di silenzio, di opacità e di volgare e silente adesione. Ciancio e Virlinzi sono oggi i necessari puntelli di chi vuole depredare l’Isola e l’Italia dei vessati.Il referendum è inutile e sono inutili le critiche se non si prende coscienza della gravità della situazione e si invitano o eleggono personaggi capaci di avere un programma e di perseguirlo. Uno dei punti nevralgici dsel programma politico dev’essere quello di tutelare dal degrado e dall’occupazione interessata i beni pubblici primari e cioè i beni demaniali che una volgare mania di darli in concessione ai furbi ed ai disonesti vengono quasi privatizzati e distrutti all’uso pubblico. E’ il caso della scogliare di Ognina che è stata recintata ed utilizzata per i commerci di una famiglia del luogo che a corretta visione del principio momen-omen ha inalberato una gru con la scritta LA TORTUGA. E di questo il senatore Bianco dev’essere al corrente perchè è stato ed è amico di questi usurpatori del bene demaniale.

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