Perché la “pressione fiscale” è berlusconiana

Come si fa a costruire consenso intorno a una proposta politica, a un leader, a un partito? Come si fa a creare un messaggio comprensibile, convincente e che non si dimentica?

A queste domande risponde il libro Le parole sono importanti. I politici italiani alla prova della comunicazione, di Gianluca Giansante. Il testo, edito da Carocci (172 pagg., 15 euro), svela le tecniche di comunicazione impiegate dai principali protagonisti della politica italiana – da Di Pietro a Vendola, da Casini a Grillo. Ne proponiamo un estratto dal primo capitolo, dedicato alla (nuova) comunicazione politica.

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Comprendere l’importanza della metafora è fondamentale per chiunque si occupi di politica o di comunicazione. È un’arma potentissima e, come tutti gli strumenti del genere, è a doppio taglio: non sapendola maneggiare, ci si può far male. Vediamo con un esempio come funziona nella pratica. Da qualche anno Silvio Berlusconi è solito parlare di pressione fiscale quando si riferisce alle tasse. È chiaramente una metafora che unisce un termine concreto, la pressione, il peso, a un elemento astratto, il fisco, la gestione delle entrate pubbliche. Usa un concetto di cui tutti abbiamo fatto esperienza, l’essere gravati da un peso, per alludere a un concetto più in alto nella scala dell’astrazione, le tasse.

È una metafora che sottolinea alcuni aspetti del pagare le tasse: il fatto che si tratta di un sacrificio, di un gravame.

Ne occulta tuttavia altri, per esempio il fatto che se – mentre sto scrivendo questo testo – mi sentissi male, un’ambulanza verrebbe a prendermi e mi porterebbe al pronto soccorso dove sarei curato. Tutto questo grazie alle tasse, che sono impiegate anche – per fare un altro esempio – per permettere a tutti i bambini di avere un’istruzione gratuita, quale che sia la loro estrazione sociale o culturale. Tutto questo viene occultato dalla locuzione pressione fiscale.

Non è dunque un’espressione neutra ma è portatrice di un punto di vista molto netto sulle tasse, quello della destra, che vede la tassazione come un fardello e chi le elimina come l’eroe della storia. Continuando a ripeterla ad ogni apparizione televisiva, Berlusconi e i suoi l’hanno fatta entrare nel lessico di uso comune: oggi la utilizzano giornalisti, osservatori e studiosi, ignari della sua funzione partigiana.

La usano anche gli esponenti del centrosinistra che, così facendo, promuovono un punto di vista a loro avverso sulle tasse e sull’economia. In questo senso conoscere il potere della metafora può fare la differenza. L’espressione, peraltro, non è un’invenzione originale di Berlusconi, si tratta di un calco ben fatto dall’espressione inglese tax relief, “sgravi fiscali”, coniata e diffusa dai conservatori americani e presto entrata nel lessico politico quotidiano (Lakoff, 2006).

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