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Il coraggio di cambiare

Ho comunicato ai responsabili politici provinciali e  regionali del Partito Democratico la mia intenzione di non rinnovare la tessera annuale e – conseguentemente – di uscire dal partito.

Questa decisione – che è in ogni caso sofferta e non facile – giunge al termine di una lunga riflessione sul senso e soprattutto sull’opportunità della mia permanenza all’interno di un movimento nel quale ho da tempo difficoltà a riconoscermi. In questi anni sono state infatti molte le occasioni di dissenso rispetto alla linea ufficiale del Pd, e progressivamente la divaricazione tra la proposta politica del partito e i miei convincimenti personali è andata – se possibile – aumentando.

Il Pd ha scelto una linea politica – ammesso che sia poi quella definitiva – che io ritengo nel solco di una sinistra italiana, per così dire, tradizionale. Con ciò rinunciando a quella via, inclusiva e postideologica, che era invece premessa e condizione stessa della nascita del nuovo soggetto politico.

Le posizioni assunte e sostenute in questi ultimi mesi, specie in ambito economico, hanno peraltro consolidato – a mio avviso – questa tendenza. In occasione della tornata referendaria il partito si è impegnato a difesa di una gestione dei beni pubblici di stampo statalista, benché il Paese non abbia più le risorse per sostenerla; recentemente, poi, quale risposta alla manovra finanziaria del governo, manovra fallimentare tanto in prima che in seconda scrittura, ha addirittura proposto la ritassazione (impraticabile) di capitali già tassati. Ancora una volta, quindi, ponendosi nella scia di un populismo inconcludente e non condivisibile; almeno per chi scrive, s’intende. Un populismo che parla spesso “dei” giovani, ma che non parla, né in fondo pensa “ai” giovani.

Una sinistra moderna dovrebbe invece preoccuparsi di guardare alle nuove generazioni non come stereotipo o utile slogan da campagna elettorale, ma come parte del corpo sociale che vive una crisi straordinaria, e che chiede una risposta straordinaria affinché essa non si cronicizzi. A tal riguardo, pensare di continuare a dividere e – di fatto – contrapporre la categoria del lavoro dipendente e quella del lavoro autonomo (spesso anche solo trascurando quest’ultima, o sottovalutandone colpevolmente e le difficoltà e la stessa composizione anagrafica: le partite Iva oggi sono sempre più spesso proprio “quei giovani”!) è e sarà, a mio avviso, una scelta a perdere.

Sorprendentemente, tuttavia, questo Pd “conservatore” non ha neppure avuto il coraggio di sostenere l’ipotesi – del tutto ammissibile, invece, in una situazione di tale eccezionalità – di una tassa patrimoniale, lasciandosi scavalcare a sinistra persino da qualche pezzo di Confindustria.

Proprio questo, in definitiva, voglio dire: che è mancato il coraggio. Che è mancata, e manca, la voglia, o la forza, di rimettere tutto in discussione.

Le mie osservazioni, però, vogliono essere solo esplicative (e mi pare doveroso) di una scelta importante. Non suonino polemiche: innanzitutto perché sarebbe una polemica ormai tardiva, e poi perché – nella mia esigenza di fare chiarezza – c’è in ogni caso il rispetto di un movimento che infatti lascio, coerentemente con quel che scrivo; rinunciando a fronde interne che pure in questi mesi hanno avuto, a livello nazionale, ben più illustri protagonisti. Ma che stimo di scarsa utilità.

Lasciando il partito ho naturalmente rassegnato la dimissioni dagli organismi politici di cui facevo parte (Assemblea regionale e Direzione regionale piemontese), e così pure le rassegnerò dagli incarichi amministrativi ai quali sono acceduto candidandomi, e risultando eletto, nelle liste del Partito democratico (Consiglio comunale di Vercelli).

Anche questa decisione, questioni di opportunità e correttezza a parte, è stata difficile; anzi, la più difficile; ma è evidente che non potrebbe suonare credibile alcun richiamo al coraggio e alla necessità di rimettere tutto in discussione se non ci si dimostrasse disponibili a farlo noi per primi.

Poiché ritengo che nel mio futuro ci sarà ancora un impegno politico, nuovo, è infatti a mio avviso preferibile che non residuino eredità di posti, o di cariche – grandi o piccole che siano – che possano in qualche modo confondere, o mettere in dubbio quella stessa “novità”, e lo spirito che muove ad essa.

La libertà è il cardine dell’impegno politico, insieme alla coerenza; e perché qualcosa di effettivamente nuovo possa cominciare, qualcosa deve finire.

In questi anni ho rispettato le idee di tutti, senza rinunciare a difendere le mie, e a dire quel che penso. E’ quel che voglio continuare a fare. Convinto, in ogni caso, che la politica sia una passione, nella vita; ma non la vita.

25 commenti a “Il coraggio di cambiare”

  1. QR DeNameland scrive:

    Antizecche, non Axenos. Mi son confuso

  2. mario57 scrive:

    “Liberato dal pazzo armato, i miei coglioni ringrazierebbero”

    Liut….passate le elezioni p.v. i tuoi coglioni , come i miei, resterebbero in mano sia a chi vince che a chi perde, salvo novità che all’orizzonte non vedo.

  3. S-concerto scrive:

    Liut, sempre delicato nell’approccio, vero? la “fesseria” che avrei detto, e così rispondo anche a QR, è allo studio da tempo. Ovvero porto a detrazione del reddito tassabile, anche di quello del personale dipendente, le spese che faccio, qualunque. Circostanza, questa, che comporterebbe un comportamento virtuoso da parte di chi spende. Ovvero: pretendo la ricevuta dell’idraulico perchè la porto a detrazione. Tutto qua. torno alla mia personale produzione di reddito.

  4. mario57 scrive:

    liut….il mio era solo un esempio…..io non voto da non ricordo quanti anni

  5. Liutprando scrive:

    La Grecia sta fallendo, e fallirà, perché la realtà non si cambia semplicemente desiderandolo.
    L’Italia fallirà. Nessuno può impedire, dopo aver seminato grandine, di raccogliere tempesta.

    Rassegnatevi.
    Il meno preparato dei ragionieri ve lo confermerebbe.

  6. Liutprando scrive:

    mario57

    Ve beh, probabilmente farò la stessa cosa, vista la totale inutilità del voto nazionale.

  7. antizecche scrive:

    QR,

    A volte i personalismi contano. Ricordi? Tre giorni fa Juergen Stark ha mandato a strapicco le borse dimissionando dal board della Bce.

    I mercati hanno reagito a quel segnale. Reagirebbero allo stesso modo, ma in senso contrario, se alla guida del governo italiano vi arrivasse una personalità credibile (non dico di sinistra o di destra, dico capace di guadagnare la fiducia dei mercati).

    In questo senso il mancato avvicendamento a Palazzo Chigi costa ai contribuenti italiani.

  8. mario57 scrive:

    s. concerto : non mi sembri ferrato in materia fiscale. Si parla di un’altra manovra che dovrebbe intervenire per abolire o ridimensionare la giungra di detrazioni e deduzioni fiscali ( carta/spese da conservare per le dichiarazioni dei redditi ) onde produrre nuovo imponibile e tu credi che adotteranno un sistema americano di detrazione spese ? Chiacchere…chiacchere…..

  9. Liutprando scrive:

    Ovvero porto a detrazione del reddito tassabile, anche di quello del personale dipendente, le spese che faccio, qualunque.

    Non è come hai scritto, cioè tassare il reddito non speso.
    È la normale detrazione dei costi.
    Se la speranza massima è l’abrogazione di quella cagata dell’IRAP inventata dai socialisti, non è granché. L’avrebbero dovuto fare 3 lustri fa.

  10. antizecche scrive:

    E sai perché l’Italia non fallirà?

    Perché oltre la metà del suo debito pubblico, ossia circa 900 miliardi di euro, sono in mani straniere.

    Perché vi sono ingenti investimenti stranieri in Italia.

    Perché l’Italia partecipa per circa il 18% al Pil dell’Ue e a circa il 13% del capitale della Bce.

    Non possono permettersi il lusso di mandarci in bancarotta (la Grecia è un nanetto comprabile). Più semplicemente ci faranno pagare gli interessi: magari non più in dieci anni, ché non ce la faremmo, ma in venti si. L’importante è che il debito venga mantenuto vivo.

  11. S-concerto scrive:

    Liut è assolutamente così. Il dipendente delle poste non può detrarre dall’imponibile il televisore; e dunque il reddito tassato è pari al reddito sia speso che non speso (ovvero il risparmio); se, invece, può detrarre dall’imponibile il costo del televisore, la base imponibile sarà più bassa (dunque meno imposte da pagare). Se fosse possibile detrarre tutto ciò che compro, ed ammesso che spenda meno di quel che incasso, ad essere tassata sarebbe solo la quota di reddito non spesa.

  12. mario57 scrive:

    “Il meno preparato dei ragionieri ve lo confermerebbe”.

    Sono d’accordo, anche se basterebbe una semplice serva ( per i conti della…).

    Ma in parlamento ci sono troppi avvocati.

    e troppa gente anziana o meno che pensa al vitalizio, che pensa che i propri figli siano già ” a posto ” per il futuro e che sono cazzi per le generazioni future.

  13. mario57 scrive:

    S. Concerto: mettiamo che io guadagni 30000 all’anno, mi detraggo televisore , ecc, ecc,,( ovviemnte mi compro un tv al plasma )………sai cosa resterebbe da tassare ? A meno che l’iva non venga elevata al 35 % ( è una battuta )

  14. spindrift scrive:

    tutto giusto, caro Molinari, ma rimane il problema: una persona come Lei, di cui condivido il 100% delle cose scritte, dove va a fare politica?
    Nel PDL? Non fa più politica?

  15. mario57 scrive:

    spindrift : era una domanda che avrei voluto fare anch’io. Ci illumini sig Molinari. ( domanda ironica)

  16. Ciro scrive:

    Peccato che in politica non si riesca a fare

    “erase and rewind as I am changing my mind”

    Ci vorrebbe un tasto “reset” e ricominciare da capo. Questo lo possiamo fare noi elettori alle prossime elezioni votando coloro che non sono mai stati eletti. Come si fa? Semplice si prende la sched a e si vota solo quel nome che non si è mai sentito nominare. Cioè qualcuno che di sicuro non è ancora andato li.

    Ad esempio D’Alema è candidato nr1? bene chi vota PD per quei pochi rimasti, dia il voto al candidato nr37 che di solito non passa. Vale lo stesso se il candidato è Casini. Si voti per il candidato 39. etc.

    Questo vale per tutti i partiti e con tutti i candidati noti.

  17. mario57 scrive:

    ciro: da quel che so gli ultimi sono teste di legno messe li perchè non si trova di meglio. Un politico tende a non circondarsi di gente migliore di lui, ma di mediocri. Perchè rischiare ? Il povero Mario Rossi che farebbe poi ?

  18. Ciro scrive:

    Mario 57 so che hai ragione ma che altro possiamo fare? Non vedo altre possibilità di manovra.

  19. S-concerto scrive:

    Mario 57: è evidente che non compro televisori tutti gli anni, così come non ristrutturo ogni anno. E’ evidente che il ragionamento richiederebbe qualche valutazione particolarmente approfondita. Così facendo, tuttavia, potremmo far emergere un bel po’ di nero. Qualche esempio? il fitto delle case vacanze (non a tutte le latitudini, ovviamente), l’idraulico, l’insegnante per le lezioni private, l’antennista, il pizzaiolo che ti porta le pizze a casa e stai fresco se ti attendi una ricevuta fiscalmente rilevante … avrei inoltre qualche ideuzza per tassare i portatori di ferrari e yacht, ma questa e tutta un’altra storia

  20. Liutprando scrive:

    Liut è assolutamente così. Il dipendente delle poste non può detrarre dall’imponibile il televisore; e dunque il reddito tassato è pari al reddito sia speso che non speso (ovvero il risparmio); se, invece, può detrarre dall’imponibile il costo del televisore, la base imponibile sarà più bassa (dunque meno imposte da pagare). Se fosse possibile detrarre tutto ciò che compro, ed ammesso che spenda meno di quel che incasso, ad essere tassata sarebbe solo la quota di reddito non spesa.

    Se fosse così lo Stato dovrebbe aumentare le tasse in altro modo perché divora quantità immense di ricchezza per mantenere l’ambaradan.

    Comunque giri la frittata, l’unico modo per tornare all’equità ed al benessere è che lo Stato si tolga dai coglioni.

    Non esistono altre vie.

  21. S-concerto scrive:

    poi mi fermo (anche perchè non in linea con il contenuto del post al quale rispondiamo). Credo che sia necessario tutto: dimagrimento dello stato, innalzamento della produttività, ampliamento della base imponibile con conseguente abbassamento medio del prelievo fiscale. Perchè, dunque, non individuare quelle prestazioni da dedurre fiscalmente, in particolare quelle per le quali è facile “dimenticarsi” di emettere ricevuta? se stimiamo in 1.000 euro l’anno le spese fatte per le quali non abbiamo avuto ricevuta (e sulle quali nessuno pagherà un euro di tasse) e le moltiplichiamo per 40mni di adulti, perverremmo ad un imponibile aggiuntivo di 40mld; ovvero almeno un 12mld di entrate. Un valore certo da non trascurare.

  22. Liutprando scrive:

    Far girare il problema arzigogolando su procedure che sottintendono incremento della burocrazia peggiora il problema.
    Le tasse devono essere al consumo e pochissime altre. semplici ed immediate.

    Il resto è illusione.

  23. Ciro scrive:

    Liutprando per favore non fare il Talhebano. Non esiste quello che dici.

    Lo Stato (con la “S” maiuscola) è assolutamente necessario, ma deve funzionare bene. Per far funzionare bene lo Stato bisogna adottare le buone pratiche molto ben diffuse nelle società USA (le Corporation come ad esempio IBM).

    Bisogna delegare le responsabilità a persone compettenti, porre in essere un sistema di verifica e controllo efficace e sanzionare in modo reale i comportamenti non previsti dalle buone regole o peggio i comportamenti dolosi-fraudolenti.

    Questo si puo’ e si deve fare. Non è impossibile. Nei Paesi Scandinavi, ma anche in Svizzera, Austria, Germania funziona cosi. Puo funzionare cosi anche da noi.

  24. mario57 scrive:

    “Mario 57 so che hai ragione ma che altro possiamo fare? Non vedo altre possibilità di manovra.

    …non lo so….so solo che i debiti, prima o poi, vanno pagati…..è tra le cose che mi ha insegnato mio padre. E non ho l’ottimismo di antizecche.

  25. PIno Granata scrive:

    Un inutile bla bla.

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