Un nuovo partito per la “vasca vittoriana”

Caro Matteo, sono un vecchio ex-arnese della politica e ormai anche un maturo arnese del mondo del lavoro. Un immigrato digitale, con uno sguardo appassionato e curioso, non rassegnato, ma arrabbiato con i miei fratelli politici, e grato invece ai figli della democrazia che come te provano a rottamarci.

A loro, ai miei fratelli, vorrei spiegare quanto potrebbe farci bene, non un bagno giovanilista (chissenefrega), ma una sana e indispensabile scelta politica a favore di una giovane classe dirigente.

A te, Matteo, per le stesse ragioni e una qualche esperienza dovuta all’età, vorrei invece far venire il dubbio se valga davvero la pena fare questa tua battaglia dentro al tuo amatissimo Pd.

Siamo di fornte ad una crisi che (come ha detto senza voler essere citato un autorevole esponente del Fmi) avrà una curva “a vasca da bagno vittoriana”: lunga e drammatica caduta, lunga stagnazione, ripresa lontana che non ci porterà probabilmente mai ai livelli di Pil e crescita del passato. Mai più.

Abbiamo di fronte almeno dieci anni di ricostruzione? No, di fondazione di una realtà basata su spesa pubblica decrescante, stato sociale diminuito, e crescita limitata.

Per fare questo tutto quelli che hanno più di 50 anni sono unfitted, inadeguati. Perchè ci vuole una classe dirigente che abbia un orizzonte di 25 anni di vita attiva, che non debba ancora “impadronirsi delle tecnologie” (che siamo stufi di sentir definire nuove visto che sono nate oltre 50 anni fa). Gli altri, per ragioni culturali, di time to change, non ce la possono fare. Non c’è tempo e non hanno la cultura, non hanno abbastanza prospettiva. Se uno è arrivato a 4 o 5 anni dalla pensione costruendosi una prospettiva dignitosa così, come vuoi che la rimetta in gioco autoriformandosi? Uno di noi non può nemmeno immaginare che in dieci giorni, sotto i suoi occhi, sono morte le agenzie di stampa che ospitavano i suoi “virgolettati” e il framework della crisi politica si è costruito su Twitter. Insomma, fratelli miei, dirigenti immaginari, facciamoci del bene e diamo una mano a quelli come Matteo.

Tu, Matteo, hai però da sapere che i miei coetanei non scherzano, non sono già tramontati né sono erbivori come i dinosauri e la crisi non è un meteorite che li estinguerà, ma un processo di glaciazione e disgelo che sarà selettivo. E cercheranno di mangiarsi i loro cuccioli per sopravvivere. Tu hai dei vantaggi: sei un contemporaneo, non ti nascondi i problemi veri, anzi, pretendi che si parta da lì, non stai lì a bracare in politichese. Te ne fotti di chi è stato democristiano o comunista. Le tue idee, come alcune di quelle promesse troppo tardi e troppo falsamente da Berlusconi, persino il tuo cazzeggio, arrivano alla vecchietta ex leghista e al pretenzioso Ostellino, fino all’idraulico di Rifondazione che combatte con l’Iva. E hai già passato il vaglio di un elettorato tradizionale e di sinistra come quello toscano. Per questo la tua sfida è aspramente contrastata da quelli che, come il Trio di Vasto, vogliono solo ereditare l’Italia da Berlusconi per riportarla serenamente al Medioevo.

Il comitato strategico di questo Sim (Sistema Italiano Medioevale) sta dentro i partiti, nei giornali invendibili ma influenti e nella Rai zeppa di parenti, soprattutto a sinistra. Il Sim, grazie al rincoglionimento di Berlusconi, ha definito la cornice comunicativa inventandosi il format di “Basta-la-Casta”, “Manette per la crescita” e “Indignados para mas Estado”, solo per difendere la spesa pubblica, lo spread di oneri generazionali, la subalternità condivisa di genere, l’idolo dei diritti acquisiti contro la rivoluzione del talento e della meritocrazia, per proteggere lo Stato contro la sussidierietà. #sapevatelo.

Matteo, chi vede la realtà – e vuol farla vedere agli italiani per rimotivarli – non ha voce se non scassa. La “forma partito”, che sopravvive solo a sinistra, farà di tutto per macchiarti, frenarti, farti rivolgere ad una polemica interna invece che alle persone. Potrebbero non esserci o non bastare delle primarie, che tra l’altro sono competizioni truccatissime e inaffidabili soprattutto se ci sarà uno scontro vero (ti ricordi di  Napoli?).

Serenamente e pacatamente: credo che ad un certo punto parlerai più liberamente con una formazione o un movimento nuovo liberale, sociale, innovativo nella sostanza e moderato negli atteggiamenti. Un partito dei contenuti e non delle formule, degli impegnati e non degli indignati, che occupi il presente per occupare il futuro. Un partito che ricominci da tre, anzi da tremila. Che sono a spanne le persone che in gran parte conosci:  giovani amministratori che si fanno le ossa senza essere nominati in giro per l’Italia, gestendo bilanci ultraridotti. Imprenditori, manager, professionisti, commercianti che ormai se la sfangano senza l’appoggio di nessuno, operai e donne che non credono più alle promesse e alle banalità di un sindacato di redivivi conservatori, ma lottano per avere un lavoro insieme agli imprenditori e per le salvare le loro famiglie.

Ad un certo punto penso che dovrai prescindere dall’establishment di un partito che non ti fischia, ma non ti difende quando ti fischiano quelli che stanno in piazza per levargli voti.

Caro Matteo, fa’ come credi, ma (e mi scusino i miei amatissimi e odiatissimi fratelli coetanei) ad un partito di veteroscemi, ne preferisco uno nuovo. Purchessia.