Al Sud lo Stato è monco
Un secolo fa i lettori di giornali erano rari, e quei pochi, facevano tanta invidia, da indurre qualche analfabeta a darsi un contegno da professore, col giornale sfogliato sottosopra. Oggi gran parte della classe dirigente italiana scimmiotta gli analfabeti di ieri, capovolgendo la scala delle priorità politiche fino a ridurre i bisogni primari: famiglia, salute, lavoro e reddito (che nell’atto costitutivo dello Stato sono all’apice) in trascurabili bisogni secondari.
Ma finchè la scienza non avrà inventato i popoli pneumatici che si reggono in piedi con l’aria gratis dal benzinaio, e non col caro pane del fornaio, qualunque istituzione arrischi il diritto dei cittadini al lavoro e guadagno onesto, e quindi alla vita, potrà definirsi legale nella forma quanto le pare, ma rimarrà criminale nella sostanza, anzi genocida.
Visto che da mezzo secolo nell’Italia del Sud abbiamo fiumi di disoccupati, padri e madri di famiglia che si tolgono la vita dopo aver ucciso i figli e uno spreco di omicidi fra consanguinei, sempre per ovvie ragioni di disagio economico. Ma nemmeno il 30% e passa di giovani disoccupati scandalizza politici e giudici (alla faccia del Primo art. della Costituzione). E, ad onor del vero, scandalizza ancora meno professori, professionisti e giornalisti.Voi avete visto per caso qualche Procura incriminare il governo centrale e periferico nelle migliaia di casi di suicidio di disperati che non hanno lavoro o di omicidi suicidi, quando sterminano intere famiglie con neonati e bambini per disperazione? Io mai. Per la legalissima magistratura italiana, istigare al suicidio o al furto un padre di famiglia lasciandolo senza lavoro, casa o reddito e con i lupi del fisco alle calcagne (anche per una semplice contravvenzione non pagata), in uno Stato di diritto, non è mica una notitia criminis per la quale sbattere in galera un esercito di politici centrali e periferici! Anzi, è il caso di riconfermarli al potere per mezzo secolo come abbiamo fatto nella Prima Repubblica!
Quindi l’Italia è il paese della legalità finta, te la ritrovi pure nelle mutande; ma al Nord c’è lo Stato che con una mano dà e con l’altra prende; invece al Sud, da 150 anni, bazzica il gemello monco, solo con la mano che razzia tributi e nega diritti.
Ma voi direte, e in queste condizioni come fanno le istituzioni del Sud a conservarsi sulla faccia almeno una maschera di legalità?
Semplice: copiando dall’analfabeta col giornale sottosopra, si ritrovano la lotta all’evasione e lotta alla mafia anteposte al dovere di garantire lavoro e reddito onesto, che così finiscono nel dimenticatoio nazionale, per chi non può sganciare mazzette o presentare tessere di partito.
E non è tutto. Come l’analfabeta muoveva le labbra fingendo di leggere, anche i nostri burocrati super alfabetizzati “producono montagne di leggi e sporcano montagne di scartoffie fingendo di lottare” contro gli evasori di centesimi (già attrezzati di fune per impiccarsi), e capimafia già destituiti e pensionati, sapendo bene che sarebbe un genocidio togliere al Sud il reddito sporco, da evasione, mafia e lavoro nero, prima di aver attrezzato lo Stato monco del Sud almeno di una mano morta, per evitare lo scandalo di altri 150 anni di Sud rapinato con la mano fiscale e spinto in pasto a negrieri, strozzini e mafiosi con la finta mano “legale”.
Nel profondo Sud, persino i vescovi e i cardinali che si trovassero a risolvere un tragico caso umano di disoccupazione di padri o madri di famiglia numerosa (con i tempi biblici del collocamento pubblico truffa), sarebbero condannati a rivolgersi per un posto di lavoro ai referenti politici della mafia.
Non so a voi, ma a me questa fogna morale oltre che legale puzza di bancarotta democratica. Magistrati e politici (e con la benedizione di giornalisti e professionisti) hanno lasciato incancrenire così a lungo il problema lavoro onesto al Sud e ora per ritardare la guerra civile, i politici si ritrovano a dover strappare dalle grinfie dei giudici che vorrebbero fare pulizia, i super evasori e i super mafiosi: unici produttori di ricchezza privata abbastanza criminale da resistere alla finta legalità pubblica, fatta al 99,99% di feroce rapina tributaria a danno dei piccoli e piccolissimi imprenditori, ridotti da decenni a ebrei da sterminare.
Chi ha contribuito alla finta legalità italiana pagherà caro questo genocidio, per svariati decenni, perchè un popolo di lavoratori dipendenti (persino migliore) si può anche rimediarlo a valanga aprendo le frontiere. Ma uno di imprenditori onesti, capaci e competitivi che sia la spina dorsale economica del sistema sociale e del sistema Stato, devi buttare il sangue a formarlo alternando istruzione teorica e pratica fra professori veri e artigiani capaci.
E quando quel popolo produttivo te lo sei guadagnato, il problema non è come difendere lo Stato dagli imprenditori disonesti, ma come proteggere gli imprenditori onesti dalla burocrazia irresponsabile e ladrona, capace di convertirli in massa, a colpi di disservizi e tasse rapina, in imprenditori ladri, truffatori, evasori e mafiosi ingovernabili.
Questa fotografia dell’Italia osservata con gli occhi delle vittime e non dei carnefici, certo avrà l’effetto di un pugno nello stomaco per la classe dirigente italiana, fatta di molti irresponsabili e vigliacchi e di pochi, pochissimi eroi. Ma se nemmeno la brutalità di questa analisi riuscisse a rinsavirla, della menzogna mediatica camuffata da verità siamo già ubriachi da mezzo secolo.
La cultura idiota di questo Belpaese è servita a spostare il baricentro del potere dagli uomini ignoranti ma con gli attributi, ai vigliacchi col titolo, la professione e la tessera di partito.
Lesti di mano come borseggiatori, lesti di piede per fuggire prima dei topi dalla nave che affonda, ma lenti di cervello come bradipi.


Disperatamente vero!
Bravissimo, complimenti.
E per di più ci è anche toccato sentire dare dei bamboccioni ai giovani che non trovano lavoro perché lavoro non c’è.
ma al Nord c’è lo Stato che con una mano dà e con l’altra prende; invece al Sud, da 150 anni, bazzica il gemello monco, solo con la mano che razzia tributi e nega diritti.
Ma pensi che qualcuno ci creda?
Sempre a piangere il morto per fregare i vivi.
La poverta’ e’ la conseguenza della disonesta’, non il contrario, e per il disagio economico, se lo si vive con un minimo di onore e quindi autocritica, unica via per la salvezza, ci si suicida, non si uccide: sara’ un caso ma il tasso di suicidi e’ massimo in friuli, e digrada al pari della latitudine, al contrario di quello degli omicidi.
SI PREPARI LA RIVOLUZIONE DEI FORCONI
Si liberi il Paese sano che pensa, studia, lavora e produce dalla feroce oppressione della fitta rete di metastasi dello STATO PARASSITA.
Si estirpi il piú distruttivo CANCRO MAFIOSO organico all´egoismo, la menzogna, la viltá, la violenza dell´indicibile schifo di RIVOLTANTI, OTTUSI e PREPOTENTI BUROCRATI.
Non so quanta verità e libertà si possa guadagnare a colpi di forconi. Che un esercito armato di forconi si possa organizzare prima e meglio di un gruppo di filosofi con gli attributi che sappia pensare il nuovo Stato solidale, in sostituzione di quello parassita.
L’umanità è arrivata a questo punto per la poca intelligenza e verità e libertà che c’è nei forconi.
Se nel mondo ci fosse la libera circolazione della verità, nemmeno cavandoci un occhio troveremmo un problema da aggredire.
Il caos attuale è figlio legittimo della violenza e della menzogna. E sulla punta dei forconi, di verità non ci sono manco impronte digitali.
VENETO, ANCHE GLI IMMIGRATI FAVOREVOLI ALL’INDIPENDENZA
OK PADANIA LIBERA!!!!!
il leader dei Forconi. “E’ guerra, Sicilia indipendente”
naranja, per favore … si contenga …
ELOGIO DELLA MORALITA’ DELLA SECESSIONE
Liutprando,
reclamare a gran voce il riconoscimento dei diritti esistenti richiedendone la concessione con l’esplicito intento di secedere mi pare, scusami, più una pretesa infantile che che la messa a punto di un progetto politicamente maturo.
Non è sufficiente disporre di un diritto morale per rendere attuale un gesto politico: si tratta di due diversi piani di azione che non possono reciprocamente interferire.
Ti ho già detto in altra occasione che non ho nulla da obbiettare sul riconoscimento del diritto di un popolo ad autodeterminarsi: ma deve disporre della forza di imporlo, politicamente o militarmente.
Non mi pare in tutta sincerità che ne esistano, per ora, le condizioni.
Non mi pare in tutta sincerità che ne esistano, per ora, le condizioni.
È un opinione rispettabile, ma non è la mia.
Se non lo è, ora quando potrebbe essere possibile secondo te? Suvvia, non c’è nulla di meglio della fame che aspetta la penisola (e non solo) per innescare la ribellione e a me pare che del rumore si senta anche lontano dalla Pianura.
Oltretutto il fallimento delle vecchie ideologie e dei vecchi partiti italiani sommato al fallimento dell’Euro, fa delle secessioni l’unica soluzione.
Posso capire che a Roma sia una prospettiva poco piacevole, ma così è.
Napoli è la città in cui chiunque riesca a guardare oltre il suo sguardo, può cogliere l’invisibile e l’impercettibile, è un luogo di confine, un posto magico, nascosto dietro le cose, che solo in pochi riescono a capire veramente. Napoli è la città da cui partono o passano tutte le vibrazioni che ci avvolgono, che guidano le nostre vite, le nostre anime. Napoli è la città che non esiste.
Io appena sento un’accento che sia di un qualsiasi luogo appena sopra Firenze mi vien da vomitare, sono razzista?
‘o poeta…si’ ruosss!!!!
Posso capire che a Roma sia una prospettiva poco piacevole, ma così è.
Liutprando,
cosa sia piacevole per Roma è assolutamente irrilevante e mi è, comunque, completamente indifferente: il corso della storia non si determina con l’ottimismo della volontà ma con la definizione dei rapporti di forza. Che in QUESTO momento non mi sembra giochino a favore di qualsiasi aspirazione all’indipendenza. E’ possibile che il processo di disgregazione europea in corso, favorisca un’accelerazione della tendenza alla ricomposizione delle “piccole patrie” ma non mi sentirei neanche di escludere il contrario: che il bisogno di salvare il salvabile favorisca una sorta di riaggregazione intorno al nucleo ancora immediatamente disponibile. Ovviamente accompagnato da una operazione di pulizia delle scorie che le situazioni border line naturalmente facilitano.
…ma al Nord c’è lo Stato che con una mano dà e con l’altra prende; invece al Sud, da 150 anni, bazzica il gemello monco, solo con la mano che razzia tributi e nega diritti…
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Cambiare pusher non se ne parla?
grandesud.
no, forse non sei razzista.
che sia una forma di labirintite?
fatti vedere appena puoi.
Paolab
che il bisogno di salvare il salvabile favorisca una sorta di riaggregazione intorno al nucleo ancora immediatamente
Gli Stati postbellici europei sono maturi, cioè in fase decadente.
Nel caso italiano si aggiunga che la formazione della repubblica fu un errore che ha avuto conseguenze peggiori che in altri Stati.
Salvare il salvabile significa conservare gli errori, reiterarli e accumularli ancor di più. Cosa oggettivamente improbabile anche solo dal punto di vista ragionieristico.
Sull’Italia in via d’estinzione non ci piove. Bisogna capire il metodo più idoneo per superare questa repubblica: se esserne protagonisti o subirne il disfacimento. Suppongo sia più probabile il secondo, vista la pochezza delle sue popolazioni, nessuna esclusa.
Ad accelerare il processo è il fallimento dell’euro.
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