Il Libertario?

E’ uscita oggi in rete una notizia che ci riguarda. Alcuni dettagli sono imprecisi, o incompleti, o falsi, ma la sostanza c’è: stiamo pensando ad un nuovo quotidiano, il Libertario.

E’ soltanto un’idea molto generale, per ora, che parte da una considerazione di fondo: il vasto arcipelago libertario – chi lotta contro le tasse e chi per l’affermazione dei diritti civili, chi crede nell’autodeterminazione dell’individuo e delle comunità e chi è per la libera impresa, gli antiproibizionisti e i difensori della libertà di ricerca scientifica, e insomma tutti coloro che vogliono meno Stato nelle nostre vite – non ha in Italia né voce, né rappresentanza nel dibattito pubblico.

“I Padri fondatori americani crearono una società basata sulla convinzione che la felicità umana fosse intimamente connessa alla libertà personale e alla responsabilità. I due pilastri del loro sistema erano i limiti al potere del governo centrale e la tutela dei diritti individuali.” Così Charles Murray apre il suo Cosa significa essere un libertario, e questo è il nostro programma politico, civile e culturale.

Ma per fare davvero il Libertario sono necessarie alcune condizioni.

1. Servono soldi: non molti, perché nell’editoria spesso e volentieri i soldi si buttano. Cerchiamo investitori che credano convintamente nel progetto e che siano disposti, nonostante la crisi, ad investire proficuamente il proprio denaro.

2. Serve un business plan convincente. Il Libertario o starà sul mercato – senza nessun tipo di sovvenzione pubblica – oppure non sarà. O produrrà profitti – perché è questo il metro di giudizio di un’impresa, non importa se metalmeccanica o culturale – oppure chiuderà.

3. Serve una proposta editoriale radicalmente innovativa, che oltrepassi l’anacronistica barriera fra giornali di carta e web, e che abbatta la separazione castale fra giornalisti protetti dall’Ordine e dal sindacato e giornalisti che fanno i giornalisti e basta.

Stiamo lavorando su questi tre punti.

Consigli, suggerimenti, proposte (e finanziamenti) sono ben accetti, ma dobbiamo sapere che siamo soltanto agli inizi: anzi, a dire il vero, agli inizi degl’inizi. Troveremo presto le forme per una discussione aperta e trasparente sullo stato di avanzamento del progetto.