Illusionismi politici

Nelle condizioni in cui è ridotta l’Italia e l’intero Occidente temo che ormai la politica sia mestiere da illusionista, da Silvan o da Silvio B., venditore di sogni capace di indurre grandi masse di individui a fidarsi prima della cultura e poi del mercato, che è come proporgli di acquistare un biglietto di prima classe per il viaggio di inaugurazione del Titanic, con tutte le conseguenze del caso.

E più i Titanic affondano, più i politici si arrovellano su come far sognare alla gente un futuro migliore del presente. E in Italia gridano: “Correte, dopo i grilli parlanti, abbiamo primarie a profusione”. E i più, dopo aver scommesso, spesso inutilmente, su una laurea o una impresa, passano alla politica per pagare l’arrosto agli illusionisti, e l’osso spolpato agli illusi.

In realtà, quando la scuola ha sfornato i suoi diplomati e laureati che il mercato non assorbe per problemi di quantità, o qualità, non ci sono correttivi economici o politici che possano sanare lo sfascio conseguente.

Ma a prescindere dalla qualità della formazione, anche solo agli errori quantitativi della scuola non c’è riparo, perché ancora nessuno ha capito che l’offerta di istruzione deve adeguarsi e modellarsi alla domanda di lavoro che viene dal mercato, per non creare in eterno esuberi di forza lavoro condannati alla disoccupazione o fuga di cervelli, o inflazione di aspiranti professori, giornalisti o politici a caccia di cattedre e scrivanie inesistenti o parassitarie.

Perché un laureato che finisce per dover affettare mortadelle in un supermercato (e in Italia è già sfacciatamente fortunato così) non è certo un affarone per sé e per la collettività che s’è dissanguata per finanziare la scuola. E per avere una idea di quanto vale oggi la cultura in Italia; pensate che mezzo secolo fa il più scalcinato dei contadini guadagnava abbastanza per laureare, sistemare e sposare anche cinque, dieci figli, garantendo casa e futuro a tutti. Oggi pure i figli unici laureati devono rassegnarsi a rimanere con i genitori, perché il mercato, se pure accetta la qualità della formazione italiana, ormai rifiuta da almeno tre decenni la quantità di istruiti prodotti dalla scuola italiana.

In altre parole, la cultura che non è “fresca di giornata”, cioè modellata e adeguata ai bisogni attuali del mercato del lavoro, è cultura improduttiva, quindi in-cultura: che differisce dalla produttiva, quanto le cambiali dalle banconote.

L’idea che la cultura sia sempre alle quattro stagioni, utile in ogni tempo, luogo e condizione giuridico economica è una grossa panzana: utile a garantire continuità di stipendi ai docenti e precarietà e fame ai discenti.

Quindi in Italia il mercato si ritrova a pagare una quantità mostruosa di costi di formazione che non producono risorse umane spendibili in Italia in maniera produttiva e contributiva: solo assistenzialismo a perditempo, girovaghi e in politica mangiapane a tradimento, insomma, default garantito.

Le imprese agricole pagano la scuola perché produca contadini, le edili finanziano per avere muratori, le metalmeccaniche chiedono fabbri e meccanici. Ma se la scuola produce solo filosofi, economisti, linguisti, avvocati, comunicatori e ciarlatani, tutto quello che ha speso il mercato per finanziare la scuola è buttato nel cesso, anche se la scuola sforna geni di primissima qualità, Einstein al cubo, ma che cercano occupazione per sé invece di crearla per gli altri. Magari cambieranno fra 500 anni il futuro dell’umanità come Leonardo o Galilei, ma di questo passo non è certo che i popoli ci arrivino.

Tant’è che il nostro super Mario si spompa ad offrire imprese al costo di un lecca lecca, (1 euro), ma i laureati italiani preferiscono darsi all’ippica, per non finire macellati due volte: dal mercato come imprenditori e dal fisco come contribuenti.

E la politica, non trovando i soldi per rifinanziare le imprese danneggiate dai disservizi pubblici di tutte le razze (e ora pure dal terremoto) e saziare la fame di risorse umane utili al mercato, apre le frontiere, attira gli immigrati ed è uno sfascio peggiore. Oppure aumenta il costo del lavoro e anche i geni finiscono a spasso, perché le imprese che non falliscono delocalizzano.

Perciò smettiamo di rincorrere miraggi, perché ai sogni quantitativi della scuola e del sindacato fanno puntualmente seguito gli incubi del mercato che ormai in Italia rischiano di sconfinare in default. Qua c’è troppa gente col potere di creare vistosi strappi nel mondo traballante delle imprese, che poi la politica ricuce a colpi di toppe tributarie e finanziarie trasformando i buchi in voragini incolmabili.

E’ chiaro che il lavoro di progettazione culturale del popolo affidato alla scuola è da sette fatiche di Ercole, è l’antipasto qualificante o meno del pranzo politico che ne segue. Quindi i professori sono sempre e comunque da ringraziare e magari pure in ginocchio. Ma proprio per questa ragione, chi immagina la politica come una forma di contabilità superiore, con paccate di miliardi travasate di qua e di là, di politica ha capito poco. Cambi mestiere!!!

La politica vera, è qualificazione culturale e morale di tutti i cittadini, e soprattutto delle risorse umane necessarie a produrre i servizi pubblici che rendono produttivo di profitti il mercato. Senza i quali non c’è Stato di diritto che non retroceda in Repubblica delle banane, per sovraccarico di “prof.” e “dott.” impegnati a tutti i livelli a fingere di rifare per l’ennesima volta l’Italia, senza aver mai consentito a scuola e stampa di fare gli italiani una buona volta per tutte.

46 commenti a “Illusionismi politici”

  1. Liutprando scrive:

    Bel pezzo Luceri.

  2. ciospo scrive:

    tutti i grandi politici hanno ispirato sogni , c’è qualcosa di grande in questo.
    è con i sogni che si induce ottimismo e voglia di fare, di partecipare.
    diverse sono le illusioni,

  3. Liutprando scrive:

    tutti i grandi politici hanno ispirato sogni

    A sì? Quali politici e quali sogni, per curiosità?

  4. mario2 scrive:

    i sogni li conosco tutti, ma dove sono i grandi politici ?

  5. tato tripodo scrive:

    Monti si era dimesso ma io l’ho convinto a ritirare le dimissioni per fare un favore a liutprando

  6. gstellacci scrive:

    signor trip,

    lei è pieno di rissorse. Un poco la invidio, sa?

    (sono felice perché LUI è ritornato sano e salvo! di questi tempi …)

  7. Roberto 1 scrive:

    “Non chiedete cosa l’America possa fare per voi, domandatevi cosa voi potete fare per l’America!”
    Ti suggerisce niente, Liut?
    OK, era un beone, uno che si siringava per non sentire dolore (ferita di guerra e non “crisi di solitudine” come il noto deputato di Casini) ed era pieno di troie fin sotto il comò, tanto che il fratello più e più volte lo cazziava…..
    Ma al gatto che prende i topi, tu non perdoneresti qualche pisciata sul tappeto?
    Per il resto, la fotografia regge.
    Come uscire da qui, è un pò più complicato.

  8. Franco Luceri scrive:

    Liutprando: grazie di aver apprezzato la mia umilissima analisi.
    Ma mi farebbe piacere sentire qualche critica per le cose sbagliate che sicuramente avrò scritto.

  9. ciospo scrive:

    Kennedy, King ,Adenauer,De Gasperi,Churchil,Obama,Mandela,e tanti altri.
    la gente, noi tutti, abbiamo bisogno di sogni realizzabili o no,per essere migliori , per sentirci parte di qualcosa di grande, per continuare a vivere le nostre piccole vite.
    chi non ha sogni forse è già morto e non lo sa.

  10. ciospo scrive:

    mi scusi sig. Luceri ma quello che ha scritto è condivisibile , io mi sono limitato al concetto di sogno.
    sarà la boccia di champagne.

  11. ciospo scrive:

    cosa ne direbbe del sogno di uscire dall’euro, riappropriarci della nostra identità.
    magari non saremo i migliori ma credo he di questa Europa non abbiamo bisogno.
    cosa ne dice del sogno di toglierci dagli zebedei tutti,ma propro tutti i politici attuali.
    oppure di eliminare la casta dei così detti ” burocrati” o dei “magistrati”.
    oppure di un paese normale, senza il tifoso becero che nulla capisce ma di tutto si lamenta.
    oppure del sono di un paese che si voglia bene e che lavori er il bene comune.
    sogni , solo sogni ma quanto sarebbe bello se diventassero realtà.

  12. Franco Luceri scrive:

    Ciospo hai ragione che i sogni ci aiutano a vivere e migliorarci. Ma i sogni di pochi fortunati, che per il 90% dei cittadini si trasformano in incubi, non sono roba da Stato democratico, ma da schiavismo camuffato da liberismo.

  13. ciospo scrive:

    va da sè che i sogni devono coinvolgere la maggioranza.
    i nomi che ho ricordato mica parlavano alla cofraternità della pizza.

  14. Liutprando scrive:

    “Non chiedete cosa l’America possa fare per voi, domandatevi cosa voi potete fare per l’America!”
    Ti suggerisce niente, Liut?

    La guerra nel Vietnam.

  15. Antonio scrive:

    È vero che in Italia c’è un surplus di laureati rispetto alla reale possibilità di dare un senso
    premiante al titolo di studio nella ricerca del lavoro, e allo stesso tempo c’è carenza di manodopera autoctona.

    Però, se compariamo il nostro dato con la media europea notiamo come la percentuale di laureati in Italia sia quasi la metà; i paesi del nord Europa sono addirittura quasi al triplo di laureati rispetto al nostro Paese.

    Pertanto il dramma ha una doppia lettura: in Europa il dato dei laureati italiani segna un ritardo, mentre in Italia parliamo di Università-laureificio.

  16. QR DeNameland scrive:

    Antonio, è difficile fare un paragone tra le nostre università e quelle dei paesi del nord. Da noi la laurea in moltissimi casi non vale niente, non è spendibile all’estero perché presa facendo tutti gli esami più facili, magari in chissà quanti anni eccetera eccetera. Nei paesi del nord bisogna seguire le lezioni, dare gli esami entro tempi stretti e il pezzo di carta vuol dire che uno ha studiato eccetera.
    Altra cosa importante è che ci sono corsi e lauree che da noi non sarebbero mai ammessi alle università, cose molto più banali che servono per imparare un mestiere, come i motori diesel o l’allevamento delle pecore.

  17. artemisia scrive:

    abbiamo pochi laureati? abbiamo troppi laureati?ma il problema piu’ importante è: che razza di laureati sforna la nostra universita’?qualitativamente parlando la nostra scuola è di basso livello, con programmi vecchi, insegnanti poco preparati e demotivati….eccc

  18. Franco Luceri scrive:

    Antonio hai posto un bel problema:

    “i paesi del nord Europa sono addirittura quasi al triplo di laureati rispetto al nostro Paese”

    Questo avrebbe dovuto già farci allarmare. Avremmo dovuto domandarci perchè i nostri laureati finiscono per affettare mortadella nei supermercati.
    Se per quella mansione sono produttivi, due ipotesi sono possibili: o è scadente la qualità culturale dei nostri laureati, oppure è alto il costo della loro prestazione.
    Nel primo caso deve vergognarsi la scuola perchè è incapace di trasmettere cultura di qualità, e nel secondo il sindacato e lo Stato perchè hanno reso troppo alto il prezzo del lavoro.
    Insomma, un sistema economico che non assorbe la forza lavoro che produce, è malato, è da curare.

  19. Antonio scrive:

    Quindi se puliamo i dati ne viene fuori che la laurea in Italia non è un titolo qualificato. E non è un fatto sensazionale se troviamo un laureato dietro il bancone del supermercato invece che dietro la scrivania di un’azienda, che magari preferisce un diplomato che abbia maturato una discreta esperienza. La conseguenza è che c’è e ci sarà un sacco di gente laureata convinta di valere 100 mentre vale molto meno, che rimarrà insoddisfatta del trattamento economico e, quindi, si impegnerà al minimo sindacale.

  20. QR DeNameland scrive:

    Purtroppo è proprio così Antonio. Per lavori manuali, qualsiasi imprenditore preferisce un non laureato ad un laureato perché questi ultimi tendono ad essere depressi.

  21. Antonio scrive:

    Qr, temo che la stessa valutazione compaia anche per i lavori non manuali, cioè chi assume conosce il valore aggiunto della laurea italiana, mentre il neodottore è anche un neoilluso, come dice Luceri, ma appena se ne renderà conto, con la prima busta paga, sopraggiungeranno demotivazioni e depressioni.

  22. QR DeNameland scrive:

    Beh si, diciamo i lavori in cui non sono richiesti particolari studi. Nel qual caso non basta una laurea qualsiasi, ma una laurea doc, e ce ne sono ancora è chiaro ma sono una miniranza.

  23. Franco Luceri scrive:

    Ciospo, hai scritto:

    “va da sè che i sogni devono coinvolgere la maggioranza.
    i nomi che ho ricordato mica parlavano alla cofraternità della pizza”.

    Per me caro Ciospo il politico è uno che fa sognare le masse ad occhi aperti, e questo le aiuta a materializzare davvero ciò che hanno sognato. Ma nel 90% dei casi, quando la gente “riapre gli occhi”, riprende coscienza dopo un illusionismo politico ad occhi aperti, non si ritrova il conto in banca che aveva sognato, ma una montagna di debiti che non potrà mai onorare. Vedi Italia e italiani.
    I sogni che non aiutano a vivere ma a morire, sono peggiori degli incubi che può fare un barbone disteso su una panchina al freddo e a stomaco vuoto.

    I SOGNI sono tutti belli, ma solo se i RISVEGLI non sono un incubo, come lo è in Occidente il risveglio dal comunismo che ha ucciso il futuro dei lavoratori e il liberismo che ha azzerato il capitale e reso un incubo il profitto onesto.
    Se questi per voi sono sogni, buon sogno.

  24. doris scrive:

    ” I sogni sono belli,ma solo se i Risvegli non sono un incubo ”

    Come sarà il nostro risveglio? Credo brusco, molto brusco. http://blog.ilgiornale.it/foa/2012/06/12/euro-gli-aiuti-che-uccidono/,

  25. Roberto 1 scrive:

    Certo, certo, Liut.
    Ma se Berlino non è diventata Pankow e se l’Europa non è diventata satellite di Mosca, lo si deve a lui, che non ha calato le braghe davanti ai missili piantati a Cuba.
    Ed è andato in Viet Nam per lo stesso motivo.
    Salvare il culo ai Francesi ed impedire l’effetto domino in Asia.
    Lui è morto ammazzato subito, i suoi successori, casomai , hanno perso in Vietnam prima politicamente, sostenendo cioè un regime simil-RSI, che ha favorito i comunisti, poi militarmente, probabilmente a loro insaputa.
    Perchè per vincere, bisognava volerlo e non tirare a campare,sperando in una sempre più improbabile, via via il tempo scorreva,soluzione “Coreana”.
    Le battute, Liut son battute, ma ogni tanto la realtà e l’oggettività han bisogno di soddisfazione!

  26. Roberto 1 scrive:

    Per quanto riguarda la scuola, poi, stiamo attenti a non indulgere troppo con il male profondo di cui siamo portatori fin dall’unità d’Italia e che il fascismo ha eretto a sistema, sistema a sua volta traslato pari pari nella Repubblica.
    La Scuola come torre d’avorio, lontano da società e fabbrica, fucina delle future classi dirigenti.
    La separazione netta fra lavoro manuale e lavoro intellettuale, la cui testimonianza concepì le scuole professionali da un lato ed i licei dall’altro.
    Qualcuno, poi, mi spieghi oggi (ma anche ieri) il senso della partizione Liceo classico-Liceo scientifico, prima ancora di parlar di università.
    Anche Gramsci cadde nella trappola della “bipartizione”, prevedendo però la salvezza per gli intellettuali nel ruolo “organico” prima di guastatori del vecchio regime, poi di divulgatori del verbo, quando il comunismo avesse conquistato il potere.
    Io non vedo contraddizioni o particolari problemi se un laureato affettasse mortadella ed un bravo operaio diventasse capofabbrica.
    Il punto è la “condanna a vita” a far l’operaio e ad affettar mortadella, poichè qui la scala sociale non esiste, è stata distrutta.
    E’ andata in pezzi, quando i primi della classe debbono nascondersi e quasi vergognarsi delle loro capacità e gli ultimi non sono stimolati a togliersi da posizioni scomode, in quanto questo è un Campionato senza promozioni e senza retrocessioni e non esiste neppure lo scudetto.
    Chi la sfanga?
    non il più bravo, non il più capace, ma il più furbo, chi cioè ha capito come funziona il sistema e sa muoversi in agio fra cavilli, storture ed ingessature.
    Esempio: il latte.
    Un allevatore ha di che farsi il culo con le vacche più belle, meglio nutrite, più produttive e più sane, ma il suo latte vale poco, come quello dell’infamone che le nutre con mangime cinese.
    Inoltre chi davvero vive bene, non è il proprietario delle vacche, ma il proprietario delle quote latte, cioè droga di mercato, nessun rischio d’impresa e rendita di posizione, senza fare un cazzo.
    La lezione qual è?
    Se un giovinotto ha due soldi da investire, non comprerà vacche, ma pezzi di carta autorizzativi alla produzione.
    Il “pezzo di carta” in senso lato, ecco il problema.
    Chi investirà se stesso e due soldi in un’impresa meccanica, MOL dal 5 al 9% se va bene, col Sindacato, ASL, ARPA, fra i coglioni, il Comune che non ti concede ampliamento, il “tassometro” anche dentro il cesso e la Finanza in agguato?
    Meglio, molto meglio ingrossare le fila degli avvocati.
    Una laurea non si nega a nessuno, qualche causa c’è sempre, la mamma stira le camice e il papà scuce……
    Che razza di Paese siamo diventati?

  27. Liutprando scrive:

    Ma se Berlino non è diventata Pankow e se l’Europa non è diventata satellite di Mosca, lo si deve a lui, che non ha calato le braghe davanti ai missili piantati a Cuba.

    Tutto quello che vuoi Roberto 1. Ma se il sogno è fare per l’America prima che per sé, lo sfiorare la terza guerra mondiale e il massacro di una bella fetta di gioventù, non è un gran sogno.

    È probabile che l’Europa non sia diventata la periferia del socialismo sovietico grazie alla difesa fatta dagli USA, ma non sapremo mai come sarebbe andata a finire.
    Noi ci ritroviamo un comunista come presidente della repubblica e un altro comunista in predicato di diventare capo del governo. Poteva andarci peggio?
    Se ci avessero invaso i sovietici, ora saremmo liberi con i personaggi sopracitati a pulir latrine in galera.

    Possiamo sognare quanto ci pare, ma i sogni devono essere nostri non quello di altri.
    Diffidate dei sognatori, perché fanno ombra alla verità.

  28. Liutprando scrive:

    Che razza di Paese siamo diventati?

    Uno degli ultimo paradisi socialisti.
    Che altro?

  29. Franco Luceri scrive:

    Liutprando, questa te la rubo.

    “Diffidate dei sognatori, perché fanno ombra alla verità”.

    Ma il mio pezzo ancora non lo hai commentato.

  30. Roberto 1 scrive:

    Non so come risponderti, Liut.
    Osservo il nuovo modello antiriciclaggio ed antiterrorismo, e mi chiedo con quale diritto io possa definire anticamera di un’”anomalia” un beneficiario diverso dagli eredi legittimi.
    Mi viene in mente la DDR: metà spiati e metà spioni.
    Uno degli ultimi paradisi comunisti.
    Infatti, oltre al resto, abbiamo lavorato sodo, negli ultimi trent’anni, per disintegrare la ricchezza e ci stiamo riuscendo.

  31. Antonio scrive:

    Roberto, tu sei un utile strumento per il censimento patrimoniale e finanziario degli italiani dai risparmi dei quali si attingerà nei prossimi anni (ricordiamoci che vige il fiscal compact con la regola aurea del tetto debito PIL al 60%).

  32. Liutprando scrive:

    Ma il mio pezzo ancora non lo hai commentato.

    Non sono in contrasto con quanto scrivi.
    Per me, avere il tuo punto di vista, è però ragionare su cose morte.

    Dobbiamo pensare in modo diverso dalla immobilità che il peso della repubblica ci porta ad avere.
    Dobbiamo cominciare a fare progetti da mettere in cantiere come se le macerie della repubblica fossero già state sgombrate.
    Il tempo usato per immaginare come salvarla è sprecato.

  33. Liutprando scrive:

    Non so come risponderti, Liut.

    Buon segno.

  34. QR DeNameland scrive:

    Diffidate dei sognatori, perché fanno ombra alla verità

    Potrebbe anche essere carina, ma detta da uno che sogna secessione, tasse volontarie, default a gogo e altre amenità del genere fa schiantare dal ridere :lol:

  35. Liutprando scrive:

    È perché non sei in grado di capire la differenza. Ma è normale per uno come te, non ci perdere tempo. ;)

  36. Franco Luceri scrive:

    Liutprando, grazie di avermi passato la palla, con queste illuminanti parole:

    “Non sono in contrasto con quanto scrivi.
    Per me, avere il tuo punto di vista, è però ragionare su cose morte”.

    Su cose morte hanno ragionato i liberisti italiani per 65 anni persando di saper governare politicamente lo Stato governando l’economia: le imprese e le banche. E si sono trovati nell’intero Occidente con il culo per terra, fallito a 360 gradi, perchè incurabilmente comunista.
    Mentre i liberisti giocavano a fare miliardi, i comunisti se li succhiavano con le tasse e se li investivano in un sistema istruzione faraonico per formare cervelli comunisti, per marchiarsi le loro vecche di cultura comunista e condizionare poi pesantemente il mercato liberale con una burocrazia comunista fino a far fallire le economie e gli Stati.

    “Diffidate dei sognatori, perché fanno ombra alla verità”.

    Tu chi dici che ha sognato in questi anni, i liberisti oggi economicamente falliti o i comunisti imboscati da tiranni nei gangli vitali dello Stato, a cominciare dalla cultura e poi dal fisco?

    Per riuscire a cogliere la verità caro Liutprando devi piazzarti da arbitro fra due squadre, perchè il tifo è sogno e il sogno ti oscura la verità.

  37. Liutprando scrive:

    Per riuscire a cogliere la verità caro Liutprando devi piazzarti da arbitro fra due squadre

    No. L’arbitro non gioca.

    Il capitalismo è ancora il solo motore di civiltà. Ma va capito. L’Europa ha giocato tra l’umanesimo cristiano e l’egualitarismo socialista ed ha consumato la sua invenzione migliore, il capitalismo e il mercato libero.
    Il crollo dell’Euro porterà un nuovo modo di vivere, migliore di quello che stiamo vivendo.

  38. Franco Luceri scrive:

    Liutprando, mi auguro di essere io in errore. Altrimenti saranno cavoli amari.

  39. Liutprando scrive:

    Me lo auguro anch’io. :lol:

    Quale sarebbe l’alternativa che hai in mente?

    Perché, dato per scontato che il socialismo sia la più grande puttanata messa in piedi dall’umanità, se il liberalismo non ti va a genio che rimane?

  40. Franco Luceri scrive:

    Liutprando, il liberismo non mi va a genio, perchè sognando sognando siamo finiti in mutande noi industriali del profitto, mentre i comunisti, usando la cultura da cavallo di Troia si sono impossessati dell’intera Europa, e hanno fatto dei liberisti gli ebrei da sterminare.
    La soluzione è semplice, produrre meno profitti e più cultura liberale.
    E’ con la cultura che le guerre si vincono o si perdono. E questo i liberisti italiani lo hanno capito meno dei comunisti e sono falliti.

  41. Liutprando scrive:

    Ok, può essere un punto di vista di lettura del degrado italico.

    Ma il capitalismo in mercato libero non è un’ideologia o un ideale; è una tecnica di accelerazione delle attività economiche basata sull’investimento del capitale.

    In Europa, dove il capitalismo è stato inventato, il capitale e le sue tecniche di sfruttamento sono state disprezzate pur avendole utilizzate nel migliore dei modi.

    Avere un apparato politico-statale burocratico e parassitario egemone sulla economia naturale delle popolazione ha svilito il potenziale del capitale.
    Colpa di chi non ha saputo dare del capitalismo il merito che ha.

  42. Franco Luceri scrive:

    Bravo Liutprando, un punto di incontro lo abbiamo trovato:

    “Colpa di chi non ha saputo dare del capitalismo il merito che ha”.

    Mentre chi ha saputo spacciare e falsificare come meriti i demeriti del comunismo, ha vinto per KO. I padroni produttori sono stati declassati a servi dei lavoratori consumatori, che in quanto liberi di consumare consumano cinese e lasciano fallire le imprese italiane.

  43. Liutprando scrive:

    Mentre chi ha saputo spacciare e falsificare come meriti i demeriti del comunismo, ha vinto per KO. I padroni produttori sono stati declassati a servi dei lavoratori consumatori, che in quanto liberi di consumare consumano cinese e lasciano fallire le imprese italiane.

    Punto di vista realistico.
    È stato possibile solo grazie alla nostra costituzione, pensata per poter fare dell’Italia quel che Napolitano sognava: un satellite dell’URSS.

    Il fatto di ritrovarcelo presidente è sintomatico dello stato di follia che è la repubblica italiana.

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