Buono cultura: un’arma totale

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In foto, Vale Cultura, il voucher inventato dal governo brasiliano per stimolare il consumo di arte e cultura tra i propri cittadini. 

Il “buono” di 500 euro per la cultura promesso dal governo Renzi è un’occasione senza precedenti. Solo la miopia, il pregiudizio e la sfiducia nelle giovani generazioni può ignorarne le possibilità pratiche. Ci si potrebbero comprare libri cartacei in offerta nelle librerie on line. O acquistare un ebook reader a 60 euro con 60 o 70 titoli recenti a pagamento, oppure spendere 70 euro per 4 o 5 concerti, andare a teatro – anche fare un abbonamento -, entrare in più d’un museo che con sconto per i giovani costa dai 5 ai 16 euro.

Le obiezioni sulla assenza di progressività sono insensate: il maggiorenne è un cittadino che aspira all’indipendenza e alla crescita, perciò i ragionamenti che legano al reddito della famiglia sono insensati. Il 18enne è un contribuente semmai assistito dalla famiglia per la quale rappresenta una spesa, a reddito e tassazione zero. Ergo indirizzare una parte del suo consumo a finalità culturali è il modo miglior per abbattere almeno una barriera alla sua indipendenza, quella culturale.

L’obiezione, tra il goliardico e il fascista, secondo la quale i giovani se la spenderanno in droga ed alcol, dimostra zero fiducia sia nelle famiglie che nelle giovani generazioni. Ma fa parte di quella prevalenza del cretino in cui si giuggiolano tanti commentatori di tutte le età. Se hai un’opportunità in più puoi anche sprecarla, ma se non ce l’hai certamente non puoi approfittarne. È un’obiezione simile a quelli che dicono che Internet ci rende più stupidi: Internet è una macchina per attraversare un pianeta sconfinato, e se la usi poco o male resta una questione di educazione e cultura, di tutor familiari o istituzionali capaci o meno.

Affrontate le critiche, c’è da ottimizzare questa scelta per avere i risultati migliori e più convenienti. Immaginare, come per gli insegnanti, un bonifico con rendicontazioni successive non renderebbe facile l’utilizzo del buono. Sarebbe un bene invece se il buono fosse erogato come un servizio elettronico, una carta prepagata garantita ricaricabile – su cui potrebbero poi esserci altri vantaggi -, o un anche un buono cartaceo tracciabile a costo zero e a valore aggiunto. In questo ultimo miglio sono molto importanti la facilità d’uso, la tracciabilità e l’apertura: oltre ad essere semplice e spendibile ovunque, occorre che sia rigorosamente certo che la spesa vada effettivamente sulle finalità e tipologie di prodotti previste. 

Aperto nel senso che, attraverso chi eroga il servizio – che non deve toglier un euro al beneficiario -,  l’industria dei contenuti potrebbe offrire libri, spettacoli, musica, accessi ai musei, ai teatri, visite e tour con offerte speciali aggiuntive, aumentando anche di molto il valore del buono sul singolo acquisto.  Personalizzando poi,  solo su base volontaria, le offerte,  per chi lo volesse anche con una voucher-app, anche  con sconti last minute. O comunicando la presentazione di un libro in anteprima anche dopo aver  sfruttato l’offerta del buono. Se si privilegiasse la forma elettronica sarebbe una modalità per diffondere l’abitudine all’uso di sistemi di pagamento elettronici.

Insomma il consumo culturale dei maggiorenni potrebbe subire una spinta gentile ed innovativa, e stimolare, a partire dai neo-maggiorenni, nuove abitudini di consumo culturale. La cultura è l’arma totale a tempo contro la rabbia ed il radicalismo. Se invece credete che sia una mancia elettorale a distanza, fate finta che non l’abbia fatta il governo Renzi.

@buzzico