Affittopoli, Napoli non è immune

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Per qualche giorno, avevamo pensato che affittopoli riguardasse soltanto Roma e le sue belle case nel centro storico. Quei piccoli e antichissimi monolocali a pochi passi da Montecitorio, che suscitano l’invidia di chi invece vive ad un’ora o più di autobus dall’ufficio.

Avevamo creduto che le beghe con i condomini e una disorganizzazione diffusa nel gestire il patrimonio immobiliare fossero prerogativa della Capitale, e che Napoli, per dirne una, ne fosse inspiegabilmente immune.

E invece ci sbagliavamo. Nei giorni scorsi, sui giornali hanno fatto la loro comparsa i primi titoloni sulla affittopoli napoletana. “Una giungla di privilegi”, l’ha definita Il Mattino, riferendosi al fatto scandaloso che la metà dei condomini delle case del Comune è morosa. In sostanza, metà degli affittuari non paga il pigione alla NapoliServizi (ricordiamo che dal 2012 il Comune ha affidato a se stesso la gestione dell’intero patrimonio tramite appunto la sua partecipata).

Al momento, la situazione dell’erp napoletana (in cui vivono circa 150mila persone) è in effetti molto più simile ad una giungla che ad altro. Ci sono case occupate indebitamente dove non si riesce (o non si vuole?) a mandar via gli occupanti. Altre abitate, invece, da chi non ne avrebbe diritto. Aggiungiamoci pure una vasta gamma di situazioni ai limiti del grottesco denunciate dai quotidiani locali con tanto di video agghiaccianti e siamo a posto.

Infatti, accanto all’incapacità di riscuotere l’affitto da un condomino su 2 (arrivata per la precisione al 56%), c’è anche il problema di tantissimi alloggi affittati a prezzi stracciati. Di poche ore fa la notizia di un bell’appartamento di 61 metri quadri affittato in via Posillipo per soli 11 euro al mese, e situazioni simili pare esistano anche al centro storico e alla riviera di Chiaia.

Problemi gravi, ma relativamente nuovi. Fino al dicembre 2012, a gestire questo immenso patrimonio ci pensava la Romeo Gestioni che, come ricorda il suo Ad su Il Mattino, si prendeva cura di 5000 immobili. Questi “portavano a un incasso di circa 4,5 miliardi di lire e spese per circa 14 miliardi”.

Il patrimonio consegnato al Comune nel 2012 era stimato per un valore di circa 3 miliardi di euro, e i piani di valorizzazione presentati (e ignorati) al Comune nel biennio 2011-2012 avrebbero garantito alle casse della città ulteriori 450 milioni in quattro anni. Un bel gruzzoletto, che con il senno di poi non avrebbero certo fatto male.

Vennero calcolati incassi complessivi per la gestione di circa 62 milioni di euro di cui 24 milioni di euro per i fitti, e 38 derivati invece dalle dismissioni. Queste, spesso, venivano avviate nel momento in cui diventava troppo complicato gestire le morosità, che sono rimaste comunque sempre al di sotto del 10%. Un record nazionale positivo. Nulla a che vedere con il 56% durante la gestione di NapoliServizi.

Fino ad aprile 2013, infatti, la Romeo aveva venduto circa 2900 immobili, al costo medio di 33mila euro a pezzo. Il Comune, invece, da quel momento in poi tramite la sua partecipata si è fermato a 25 unità.

Insomma, il Comune ha scelto volontariamente di concludere il rapporto con una gestione fruttuosa e che riusciva a portare valore aggiunto alla città, per poi affidare tutto alla disastrosa NapoliServizi.

Intanto, a Palazzo San Giacomo tutto tace. Il sindaco De Magistris traccheggia, troppo preso dalla campagna elettorale e a solidarizzare con gli occupanti.