Roma, è il momento di costruire

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Il fulmineo, clamoroso fallimento dei 5 stelle a Roma non è forse definitivo, anche se è difficile prevedere una resipiscenza, e non è ancora la vittoria dell’opposizione. Hanno fatto tutto da soli: hanno litigato dall’inizio, non hanno nemmeno letto la legge o rispettato il buon senso nelle nomine. Nessun confronto sulle soluzioni è stato possibile, nemmeno le scuse per gli errori, eppure il mandato conferito dai cittadini impone a quella che sarà la giunta Raggi di provare a correggersi.

“Dovete governare”, non “andiamo a comandare”.

E’ una indicazione che dovrebbe tenere presente anche l’opposizione sollevando, oltre al puntiglioso riscontro delle bestialità, alcuni punti strategici nazionali e locali:

  1. Roma ha bisogno delle riforme, ed innanzitutto del compimento della riforma costituzionale. Di una vittoria del SI. I controriformisti del No di tutte le confessioni, gli stessi che hanno dato una mano alla Raggi per battere il candidato del PD, non vogliono un Parlamento più efficiente, meno costoso, un peso definito (nel Senato) del territorio, negano un rapporto più chiaro e meno conflittuale con le Regioni ed una democrazia dal basso funzionante. Sono premesse indispensabili per una capitale europea credibile e dinamica. La cultura del No affosserebbe sopratutto Roma e l’Italia e le Olimpiadi ne sono l’esempio: governo e parlamento hanno deciso, facendo i salti mortali, e lavorato. Il Comune balla la Tarantella.
  2. Allo stesso futuro di Roma si lega anche la riforma della Pubblica Amministrazione che potrà portare tutta la comunità metropolitana: cittadini, istituzioni ed imprese essere finalmente più centrali, dinamici e competitivi. Più attività produttive e più posti di lavoro.
  3. Nel poco discusso e ancor meno conosciuto programma elettorale elaborato e presentato da Giachetti c’è un’enorme quantità di proposte innovative e fattibili per mettere Roma sulla scia delle riforme e della ripresa, vanno risposte puntualmente ed approfondite nel rapporto con le persone.
  4. Il Partito Democratico deve essere vicino alle persone, non invocare il disagio, ma offrire soluzioni, non può stare a guardare ogni volta i capitomboli a Cinque Stelle, sopratutto nei Municipi, e soprattutto nelle emergenze mostrare e proporre le soluzioni da dentro le istituzioni e davanti ai cittadini.
  5. Trovare modalità organizzative, territoriali e non più moderne, efficaci e tempestive. Le correnti si chiudono se si lavora con i cittadini non se si controllano i tesserati, se si obbliga all’apertura anche digitale.  

I democratici non debbono gonfiare il petto per le fesserie degli altri, ma costruire una credibilità riformista seria: su rifiuti, trasporti, infrastrutture, lavoro. Cambiando anche le politiche precedenti che i cittadini hanno bocciato.

“Non escludo il ritorno” era la beffarda scritta che volle il  Califfo sulla sua tomba, non era una prospettiva politica.