Roma non si può governare dal Campidoglio. Meno che mai così

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La Raggi è quello che è: una incompetente. Ma non è che Marino e, prima di lui, Alemanno fossero molto meglio. La verità è che nessuno, fosse anche un Alto Magistrato, un Generale dei Carabinieri, un super Commissario o un grande manager può illudersi di governare Roma dal Campidoglio.

E questo per due ragioni fondamentali.

La prima è che la macchina amministrativa capitolina è collassata e che nessuno degli uffici fondamentali (dalla nettezza urbana, ai trasporti, alla manutenzione, ai vigili e persino al servizio giardini) sembra essere in grado di garantire almeno l’ordinaria amministrazione.

La seconda è che l’assetto Istituzionale di Roma, la sua  “governance” (Campidoglio più i Municipi), non consente, non dico di affrontare e risolvere, ma neppure di impostare correttamente i grandi problemi (dai Trasporti allo sviluppo urbanistico) di un’area urbana di queste dimensioni.

Di queste due questioni nessuno parla più. Non ne parlano i penta stellati perché non ne sono capaci. Ma non ne parlano neppure i partiti di opposizione e neanche il PD che pure su queste questioni si era speso.  Si consente così che il pessimo funzionamento della macchina amministrativa venga derubricato a pura questione criminale. Se la pubblica amministrazione affonda la colpa è di Mafia Capitale, di Buzzi e  Carminati e dei furbetti del cartellino! Che, per raddrizzare la barca, si debba porre mano ad una radicale revisione della spesa pubblica, ad un serio ripensamento delle strutture amministrative e ad una  rivisitazione (per usare un eufemismo) degli accordi sindacali nessuno osa più dirlo.

Se il trasporto pubblico e la nettezza urbana non funzionano la colpa viene naturalmente scaricata sui manager dell’ATAC e dell’AMA che sarebbero corrotti e che per questa ragione la Raggi cambia con una frequenza impressionante. Ma che da anni a Roma manchi una seria politica dei trasporti, che all’Atac viga un regime di co-gestione irresponsabile  e che nessuna delle amministrazioni capitoline abbia mai rispettato l’autonomia delle imprese municipalizzate nessuno lo ricorda.

Anche la questione della governance e di nuovi  assetti istituzionali più adeguati al  ruolo di Capitale che Roma riveste non viene affrontata nel modo giusto. Si parla di creare un’area metropolitana. Ma a Roma questo non è possibile e, comunque, sarebbe insufficiente. Roma, non si offenda nessuno, non è, come spesso si dice, una “grande città” (alias, una metropoli come Londra o Parigi, ma anche come Milano e Napoli) ma è, piuttosto una “città grande” (come il Cairo). Per essere una metropoli è necessario che vi sia un grande centro (che nel caso di Roma c’è) circondato da Comuni (o analoghe istituzioni) che ne delimitano i confini (che nel caso di Roma invece non ci sono). La metropoli è, insomma, una conurbazione che, per essere governata, richiede, un forte coordinamento fra il centro e le strutture amministrative che la circondano. Le politiche dei trasporti, quelle urbanistiche ma anche la scelta delle aree di specializzazione (sanità, università, centri di ricerca, etc…) si possono decidere e realizzare soltanto a quel livello. Per questo è stata creata la grande Londra e per questo si sta oggi lavorando alla creazione della grande Milano. Se poi, effettivamente, si crea un’area metropolitana integrata allora essa diventa anche un formidabile driver dello sviluppo economico, civile e culturale dell’intera area.

Roma non ha queste caratteristiche. E’ una città che si è dilatata senza incontrare ostacoli amministrativi sul suo cammino come invece li ha incontrati Milano che alle sue porte ha Sesto San Giovanni, Cinisello, San Donato, San Giuliano , etc… di cui  deve tenere conto e con cui deve coordinarsi se vuole crescere. Il modello dell’area metropolitana non è perciò replicabile a Roma. E’ vero, Roma ha i municipi che ad oggi sono però poco più che simulacri e anche il loro auspicabile potenziamento non sarebbe comunque sufficiente a trasformare la vasta area di Roma in un area metropolitana. L’unico modello (ne ha parlato a suo tempo Morassut) per Roma potrebbe essere quello di una radicale innovazione nel rapporto col Governo Nazionale da un lato e con la Regione Lazio dall’altro. Quest’ultima dovrebbe cambiare radicalmente sino a diventare in qualche modo “il Contenitore provvisorio della Grande Roma” cedendo ad altre regioni  (e se si attua la riforma delle regioni questo sarebbe del tutto possibile) le provincie e i territori che non sono interessati a questo progetto. Con il Comune di Roma la Regione Lazio e il Governo nazionale dovrebbero istituire una sorta di Cabina di regia che porti avanti questo progetto affrontando da subito i problemi di Roma che solo a questo livello si possono risolvere. L’obiettivo dovrebbe essere,in estrema sintesi, quello di creare le premesse politiche e, in prospettiva, istituzionali per far sorgere (o risorgere ) una “grande Roma” o, se si preferisce, per creare anche in Italia un “District Capital” come si è fatto negli Stati Uniti per Washington.