Esci da questo social. Make it Physical

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Accanto alle “iniziative pubbliche istituzionali”, che continuano, alla guerra dei Cloni e dei fakes su Facebook, con contorno di bufale viralizzate da markettari 2.0, la campagna per il referendum diventa fisica.

L’ecosistema dell’informazione, ormai largamente digitale, convoca da tempo la fisicità, il contatto diretto. Emozioni ed occhi che si guardano negli occhi, parlando e cercando di capire. Un ritorno alla tradizione? Non proprio. Restano le “iniziative”, con l’oratore mandato dal centro, ma si passa dai costituzionalisti ai politici. Da capire a combattere. In ambiti “di partito” avviene in modo più diffuso che nelle ultime campagne elettorali. Serve a motivare quelli già orientati, più che parlare ad altri. Nel rush finale si va oltre: ci sono i banchetti, per “stare tra la gente”, ma nei tempi di un passaggio al mercato non sempre si costruisce un discorso. La novità vera sono i porta a porta, casa per casa, l’assalto gentile ai citofoni. Ma anche il tavolo della cucina, il bar, la pizzeria, il salotto, al bar, il barbiere e il parrucchiere. Qualche esempio.

Due sabati fa a casa di Martina, padovana d’origine, 50 anni circa, architetta radicata sia a Milano che a Roma e a Padova, non è mai stata una militante politica. Ha un appartamentino in Trastevere (Ripa) con un salotto capiente, una bella cucina e poco più. Design minimalista glam, nulla di sfarzoso. Arrivano più di quaranta persone. Ci parliamo assieme a Paola Concia (sua inquilina occasionale) e la maggior parte propendono, con qualche dubbio, per il Sì. I dubbi sono gli stessi insinuati dal No: non si poteve togliere del tutto il Senato? Non c’è rischio di confusione? L’immunità era proprio il caso? Non ci si poteva dedicare a implementare l’articolo sulla regolamentazione dei partiti e sindacati (già!). Su tutto, però, prevale: “fermi non si deve restare”, “quel che cambia cambia in meglio” e “Renzi non c’entra”.

Secondo esempio. Discuto on line con un’amica romana trapiantata in Piemonte ad Alba, lunghe telefonate. Lei: “Prima mi sembrava una renzata, poi sia io che mio marito (primario chirurgo) ce la siamo vista bene la riforma, adesso siamo convinti, ma i ragazzi sono molto disinformati, e c’è tanto pregiudizio nel no. Per me la stabilità è un valore, ma dovete raggiungere tutti. Io fatico ma ne ho convinti un po’”.       

Roma, piccola impresa di formazione, 50 dipendenti circa, quasi una cooperativa. Uno dei giovani soci ha sempre discusso e fatto discutere i lavoratori sulla prospettiva. Liberamente. “Alle elezioni comunali i voti ai 5 stelle erano maggioranza assoluta, all’inizio c’erano almeno 38 No, adesso solo 7 e tutti si alla fine resteranno in 4” Chissà.

All’inizio di tutto, con Grillo non c’era solo il blog, c’erano i meet-up (adesso in calo) e le manifestazioni oceaniche. Le cose sono cambiate: la cornice comunicativa, sul piano politico, è data ancora da Media tradizionali e Sondaggi-al-taglio. On line si comincia a percepire il senso delle bolle filtro su internet, il mondo della post-verità. I più anziani in crescita sui social, prima guardavano solo le foto dei nipoti e adesso vengono travolti dalle mandrie di bufale, ma… C’è un ma molto attuale.

Ognuno ha ormai un suo palinsesto personale, e decide via via quali canali usare e in che momento, e persino che identità avere e che posizione assumere. Chi e quando incontrare. I risultati sono difficili da prevedere.

Una cosa è certa: come siamo passati dai nerd che programmavano in open source agli atomi di Arduino e alle stampanti 3D, dalla smaterializzazione dei supporti musicali al rilancio dei concerti dal vivo, dal software ai Makers, (vere e proprie icone del “ritorno dei bit alla materia)”, così, più terra- terra, dai profili Facebook nascono incontri, cene, pizze discussioni. A Roma non si discute da 2 anni nel PD e molti hanno continuato discutere sulle chat di Facebook e poi a vedersi in pizzeria (chi scrive fa parte del gruppo extra-correntizio e riformista Proposte-democratiche da cui ne sono nati altri ). Nell’incontro di qualche giorno fa sul da farsi, c’era voglia di incontro e discussione.

Ultimo esempio. Un gruppo di 20 persone, poi diventate 50 in via dei Barbieri, ha creato un comitato Orasì a febbraio a Roma, convocando il primo incontro pubblico presso la Chiesa Valdese il 10 marzo 2015, data dell’approvazione alla camera della Riforma. Con una sola pagina facebook, qualche video autoprodotto, da Flaminia e Ilaria, ha dato vita a 5 iniziative che hanno coinvolto oltre 700 persone, oggi è accanto agli altri con banchetti e volantinaggio. Dieci mesi di lavoro. Il gruppo si è autofinanziato e oltre alle sale della Chiesa Valdese, ci siamo visti in Via dei Barbieri in un negozio concesso gratis, da Irene. Non eravamo quasi mai gli stessi. Ora si fanno solo incontri di categoria e piccoli incontri in casa. Il fisico, il bocca a bocca, il porta a porta, prevale sull’online che pure aiuta ad organizzarsi e a stare in contatto (fioccano le chat su Facebook e WhatsApp).  

Le persone parlano tra loro, non con i sondaggisti. Senza cattedre, senza presidenze, senza grida, senza insulti, anche grazie all’aiuto degli esperti e dei social-cosi, ma fuori dalla bolla. Tutta gente che è tornata a pensare e dialogare per non restare ferma.