M5S e intellettuali, il caso Bergamo e l’imperdonabile apertura al populismo

c28a3be2-24d0-4e8e-a8a3-cc44ca4877a6-2705-0000047091544072_tmp

Articolo apparso su FIRSTonline

La nomina di Luca Bergamo a vicesindaco di Roma pone, a mio avviso, un problema politico e culturale di una certa importanza. Luca Bergamo, infatti, non è un tecnico come Colomban, la Montanari o l’ex assessore al bilancio Minenna, tutti usciti dalla scuderia Casaleggio & Associati e prestati ai Comuni per gestire specifici problemi (ambiente, trasporti, bilancio). E non è neppure un ingegnere informatico, come quelli che in numero rilevante (guarda caso) sono stati paracadutati via web in Parlamento. Luca Bergamo è un “uomo di cultura“, che non può non sapere chi è Grillo e quale pericolo lui e il suo movimento rappresentino per la democrazia Italiana. Ai tecnici si può forse perdonare una simile cecità, ma agli uomini di cultura e ai politici No.

Massimo Cacciari, nella sua smania di distinguersi, si è spinto sino a dire che “… per fortuna c’è Grillo, che almeno fa da argine al peggio”. Ma Grillo non potrà mai fare da argine al peggio per la semplice ragione che il peggio è lui. Se anche gli uomini di cultura, grandi come Cacciari o meno grandi come Bergamo, rinunciano a fare argine, allora davvero non c’è speranza!

Il Movimento 5 stelle rappresenta per l’Italia un pericolo ben maggiore di quello che le Front Nationale rappresenta per la Francia. Grillo non è un nazionalista (non ama di certo l’Italia), ma è un populista. Non odia lo “straniero”. Odia la Politica, le istituzioni e la democrazia! La politica è per i 5 stelle una attività criminogena, i partiti sono delle associazioni a delinquere e i politici dei corrotti. “Tutti in Galera!” gridava il mitico fascista Bracardi nel programma di Arbore e Buoncompagni, e così dice oggi Grillo. Le Istituzioni vanno aperte come “scatolette di tonno “ (sempre Grillo) e i politici consegnati alla giustizia. La democrazia, infine, deve funzionare, come un sito Web. Questo è il programma di Grillo e dei 5 stelle. Che dei tecnici, anche capaci, non lo capiscono può essere. Del resto, Maurizio Ferraris, nel suo recente saggio sulla Imbecillità, alla domanda se una persona intelligente può essere anche un imbecille risponde, con dovizia di esempi che, “Yes, he can.” Ma, per un uomo di cultura questo non è ammissibile. Il suo dovere è quello di capire la vera natura di un movimento di questo genere e di segnalarne il pericolo, come facevano i canarini nelle miniere di carbone. Lo stesso vale per i Politici. Nessuna scusa. Agevolare l’ascesa di un simile movimento è per un politico una colpa inemendabile, quale che sia il tipo di faccia che si pensa abbia (Giacchetti versus Speranza).

La strada al fascismo è stata aperta anche da volonterosi di questo tipo, sia intellettuali che politici. Non tutti però. Nel ’21 Gramsci scrisse, con parole che suonano attualissime:“Il fascismo si è presentato come l’anti-partito, ha aperto le porte a tutti i cittadini , ha dato modo ad una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri . Il fascismo è divenuto così un fatto di costume , si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano.” E Piero Gobetti, nel ’22, poco più che ventenne, nel suo “Elogio della Ghigliottina”, scrisse forse la più terribile invettiva contro questi volonterosi ai quali augurava di sperimentare davvero, dopo averla invocata, la mano di ferro della dittatura fascista.

Esagero il pericolo dei 5 stelle? Non credo. L’Italia non è la Germania. La Germania ha elaborato il lutto: ha cioè espiato le sue colpe e ha saputo creare sensori e anticorpi capaci di reagire al primo manifestarsi di fenomeni di questo tipo . Lo ha fatto anche perché (giustamente) il popolo tedesco non è stato considerato (e non si è considerato) una vittima del nazismo, bensì il primo responsabile della sua ascesa. In Italia le cose sono andate diversamente. La terribile guerra civile e la lotta di liberazione hanno consentito agli Italiani di potersi considerarsi vittime del Fascimo e non i maggiori responsabili della sua ascesa , e questo ha impedito una reale elaborazione del lutto ed una analisi veritiera delle origini di quel regime (E. Galli della Loggia). Anche per questo c’è difficoltà da parte nostra a cogliere in tempo i fermenti da cui possono nascere le derive autoritarie. A ciò si deve poi aggiungere un’altra cosa, che è davvero dura e difficile a doversi dire ma che non per questo è meno vera, e cioè che questo tipo di fenomeni, che possono poi sboccare in avventure antidemocratiche, originano prevalentemente a sinistra perché è a sinistra che si coagula lo scontento, che si manifesta la volontà di rovesciare lo stato di cose esistente, che si originano l’antagonismo e il sovversivismo, che si rifiuta l’ordine esistente, che si creano valori e movimenti culturali che rompono con la presunta mediocrità degli ideali e dei comportamenti borghesi.

Di ciò erano ben consapevoli uomini come Gramsci, Turati e Gobetti che contro queste tendenze hanno combattuto con rigore. Oggi il fronte è un poco sguarnito. Non ci sono più i giganti , ma non per questo dobbiamo comportarci come se fossimo dei nani. Vorrei perciò dire a Luca Bergamo: no, caro Bergamo, essere vicesindaco in una giunta eterodiretta dalla Casaleggio & Associati (una vera umiliazione per Roma), con assessori prestati da Milano, Verona e Genova non può essere considerato come hai detto tu un onore. Va invece considerato una colpa.