PD, lo swing al Sì

(@womensmarch)

Il Popolo Anti Trump, perse le elezioni presidenziali, si è mobilitato: le donne hanno dato vita ad una manifestazione senza precedenti. Serve a qualcosa? Dipende.

Se è solo la manifestazione di una frustrazione, di una opposizione finirà come come sono finite tutte quelle analoghe. Nel nulla e forse nel rafforzamento dello stato di cose presente. Ma c’è un’altra possibilità: dare uno sbocco subito, chiaro, un orizzonte concreto e possibilmente innovativo. Niente pianti addosso, dunque, niente ritorni al passato. Riscossa e riconquista.

La prossima campagna per le elezioni del 2018 si gioca su un pugno di Stati e su un pugno di voti. Da qui nasce l’iniziativa Swing-left, “Don’t despair. Mobilize”. Non disperarti mobilitati. Parole sante.

Il controllo della Camera dei rappresentanti nel 2018 si deciderà in un pugno di Swing districts, di distretti in bilico, laddove le ultime elezioni sono state decise per un margine: “Trova il tuo distretto elettorale, unisciti al team e guarda come puoi agire per sostenere i progressisti e sconfiggere i repubblicani in quel distretto indipendentemente da dove vivi. Possiamo fermare l’agenda di Trump e i Repubblicani lavorando insieme fin d’ora”.

I democratici Italiani attualmente raccolgono tessere per il loro congresso (nel 2017 sono quelle del 2016, perché nel 2016 abbiamo sottoscritto quelle del 2015 (io me l’ero scordato). Bene, è un processo difficile e non sempre entusiasmante.

Proposta: nel frattempo non si potrebbe dare lo swing al depresso popolo del Sì? Non può esserci una piattaforma che rilanci quell’idea di riforme temporaneamente sconfitta nelle urne?

Tra i cittadini che sono andati o che non sono andati al voto, non può esserci un orgoglioso rilancio riformista? Gruppi, liste, team e aggregazioni di collegio, di aree territoriali vaste cui ci si possa ricollegare subito e non solo nel PD? Si può fare? Ci vuole un Guru o basta un po’ di buona volontà?