Abolire i Tar

Il Tar del Lazio ha bloccato le nomine di 5 direttori di musei perché non sono cittadini italiani. Al diavolo titoli, meriti e risultati. Si ferma tutto l’impianto di riforma e modernizzazione gestionale faticosamente avviato con Franceschini.

Nella Repubblica dei giudici non c’è solo la lotta tra procure e all’interno delle procure. Abbiamo notizie quotidiane da Milano fino alla Puglia passando per Napoli. Conflitti di competenze, inaffidabilità delle modalità investigative, esasperazione del processo-conflitto mediatico in chiave di difesa corporativa e di visibilità (carriera professionale). Abbiamo anche un polimorfismo e molteplicità di poteri giudiziari pazzesco: una Corte dei Conti con poteri non solo di revisione e controllo ma anche di giudizio e di magistratura civile, un Consiglio di Stato con criteri di appartenenza e privilegi inelencabili e con poteri sia giuridici che amministrativi e naturalmente i TAR (da dove in parte provengono i Consiglieri di Stato).

“Se si abolissero i Tar e il Consiglio di Stato, il nostro Pil assumerebbe subito un cospicuo segno positivo. Un aumento del Pil non solo senza spese ma con copiosi risparmi.

E [un esperto] mi elencava l’enorme e senza confronti spazio di potere che queste istituzioni hanno assunto rispetto ai limiti rigorosi che esse hanno negli altri paesi.

Era Romano Prodi a parlare su Il Messaggero nel 2013 (anche il Renzi un tempo…).

Proseguiva Prodi:

Non sono un giurista per dire se questo sia possibile, ma certo non posso non notare che il ricorso a questi tribunali è diventato un fatto normale ogni volta in cui si procede a un appalto o che sia pronunciato l’esito di un concorso pubblico o una qualsivoglia decisioni che abbia un significato economico. Il tutto senza sostanziali limiti al ricorso. Il quale blocca regolarmente e per anni gli investimenti infrastrutturali, ferma per periodi quasi indefiniti i concorsi universitari e viene usato per scopi che il buon senso ritiene del tutto estranei a un’efficace difesa dei diritti. Con la giustizia amministrativa si è persino bloccato l’insegnamento in lingua inglese al politecnico di Milano e si ferma regolarmente l’assegnazione degli acquisti pubblici decisi da un organo dello Stato come la Consip, che è stato creato proprio per fornire una sicura garanzia nel delicato campo degli acquisti della Pubblica amministrazione.

Il ricorso al Tar è diventato un comodo e poco costoso strumento di blocco contro ogni decisione che non fa comodo, penetrando ormai in ogni aspetto della vita del paese. La conseguenza è che, in presenza di un’eterna incertezza, i capitali e le energie umane fuggono dall’Italia verso luoghi nei quali quest’incertezza non esiste. Non essendo giurista non riesco a suggerire rimedi che non cadano poi nella rete degli azzeccagarbugli ma, nella difficile realizzabilità dell’abolizione del Tar, chiedo di essere aiutato a fare in modo che i ricorsi siano ammessi nei rari casi in cui conviene che siano ammessi (cinque o dieci per cento dei casi rispetto a oggi?), che siano accompagnati dalle opportune garanzie finanziarie, che i ricorsi dichiarati infondati provochino le logiche conseguenze negative a chi li ha sollevati e che siano decisi nei tempi coerenti con l’obiettivo di non legare le gambe all’Italia. Possibile che non ci sia qualche giurista disposto ad aiutarmi nel risolvere questo problema?”

Figuriamoci caro Romano anche perché sul tema aspettiamo appunto gli amichetti del Consiglino di Stato.

Appunto.