Caro Cavaliere, Le scrivo perché in Sicilia questo centrodestra perderà

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Ho preso carta e penna per rappresentarLe con delusione il mio presentimento per l’imminente appuntamento elettorale siciliano.

Ho sempre ammirato nella sua vita l’intuizione rivoluzionaria, sorretta da quella forza creatrice che ha portato il filosofo Erasmo da Rotterdam a scrivere e pubblicare “L’elogio della follia”, un libro come racconta lei sempre a sua portata di mano. Proprio in questo momento politico, in Sicilia i rappresentanti di questo centrodestra per potere diventare “uomini di azione” dovrebbero leggere almeno la sua prefazione all’edizione stampata alcuni anni fa.

Lei ha sempre ascoltato gli italiani, comprendendo lo spirito dell’elettorato sconcertato, e già nel 2001 con il “Contratto con gli italiani” si era impegnato in cinque punti di riforme. In Sicilia attualmente molti cittadini pretendono risposte serie alla crisi della Regione. I suoi uomini invece sono impelagati a impallinarsi a vicenda, piuttosto che a elaborare una proposta di governo visionaria e rivoluzionaria dopo il fallimento di questa legislatura targata Crocetta. La ricerca del candidato Presidente sembra un gioco di prestigio in cui compaiono e scompaiono nomi come per un effetto ottico. Invece sarebbe utile una valutazione seria delle capacità di rappresentanza della proposta politica liberale di governo per la Sicilia. Le carte di questo gioco ci riconducono a vecchi candidati più volte perdenti, e perfino inadeguati nell’attuale momento in cui cova la silenziosa protesta sociale.

I sondaggi in Italia, dopo il tonfo del Pd, premiano ancora l’appeal della sua proposta politica. Così molti dei suoi dirigenti siciliani già si sentono la vittoria in tasca, senza però fare i conti con la repulsione del popolo siciliano verso questa vecchia supponenza. Gli umori dei siciliani ormai sono cambiati!

Il centrodestra in questi anni si è sgretolato, a partire dalla Sicilia, per l’inaffidabilità di quei transfughi di destra e di centro che nei suoi momenti difficili lo hanno dato per finito, ma che oggi cercano di tornare da Lei perché può ancora garantire qualche poltroncina. Il problema è stato fondamentalmente di classe dirigente coerente. Caro Cavaliere, se lei vuole ancora vincere deve cambiare giocatori, guardando avanti e attingendo da quella società civile, da cui lei stesso proviene.

Le dico una triste verità: Lei in Sicilia non ha classe dirigente perché i giovani, i professionisti e gli imprenditori che hanno creduto nel ’94 alla sua discesa in campo, se ne sono andati disgustati.

In Sicilia deve ricominciare di nuovo, ma sicuramente non con tutti i transfughi che hanno fatto la morale agli altri, per nascondere il loro cattivo esempio.

Il mercato della politica siciliano non ha più nulla da offrire. Anche in Sicilia, mutuando un appello di Ernesto Galli Della Loggia, è arrivato il tempo di “uomini nuovi, nuovi stili umani e pubblici”.

Tantissimi siciliani Le stanno suggerendo il nome di un uomo onesto e perbene, Roberto Lagalla, che da mesi gira la Sicilia con la speranza visionaria di costruire un futuro civico di libertà per l’isola. Come lei sa, Erasmo da Rotterdam diceva che le decisioni più rappresentative sono spesso frutto di lungimirante follia.

Con stima.

Santo Primavera